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Minding the gap: the American Public Diplomacy in the engagement of China

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Anteprima della tesi: Minding the gap: the American Public Diplomacy in the engagement of China, Pagina 11
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Chinese state. In practice, Washington seemed to act with the consciousness that PRC 
would not just be a passing phase. 
The turnaround 
During the Kennedy administration there were some slight intentions to seek contact and 
approach with China, but the overall policy did not introduce relevant innovation. JFK 
chose as secretary of State Dean Rusk, an official with a long and fervent hostility for 
communism and China; he said that he was willing to see reduction of tension, but was not 
willing to pay Peiping’s price, the abandonment of the people of Taiwan. Kennedy 
administration continued the denial-line and opposed to the formal recognition of PRC and 
its entrance in the United Nations. In addition to that, the president himself was a 
passionate cold-warrior and pinpointed China as the source of aggression in Asia: into his 
eyes, the developing countries that were unwilling to follow American model were to be 
considered hostile and it was essential to contain Chinese aggression in the continent. He 
tended to interpret the conflict in Vietnam as a proxy of the Beijing-Washington battle and 
as a necessary commitment against the proliferation of communism. Mindful of Truman’s 
label of president that lost China, he was determined not to abandon Saigon. 
Lyndon Johnson fell into the same traps of his predecessor: downplaying the ultimate 
essence of the Vietnam case, he viewed the Vietnam War was a proxy of the battle 
Beijing-Washington and as a variable in the equation of the anti-communist expansion. As 
a believer of the theory of falling dominoes, he pinpointed China as major source of 
danger in South East Asia able to put in jeopardy the American presence in the continent 
and the overall equilibrium of power. In addition to that, he was haunted by the nightmare 
of being the first president to lose a war and the fear of being depicted as soft on 
communism. In 1965, reflecting on the escalation of the Vietnam war, he told his 
biographer:  
«If I left the war and the communist takeover South Vietnam, then I would be seen as a 
coward and my nation would be seen as an appeaser and we would both find it impossible 
to accomplish anything for anybody on the entire globe. (..) And I knew that if we let the 
communist aggression succeed in taking over South Vietnam there would follow in the 
country an endless national debate, a mean and destructive debate, which would shatter 
my Presidency, kill my administration and damage our democracy. I knew that Harry 
Truman and Dean Acheson had lost effectiveness from the day the Communists took over 
China. I believed that the loss of China had played a large role on the rise of John
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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Cellini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Marcella Emiliani
  Lingua: Inglese
  Num. pagine: 118

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