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Minding the gap: the American Public Diplomacy in the engagement of China

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13 
McCarthy. And I knew that all these problems, taken together, were chickenshit compared 
with what might happen if we lost Vietnam».
9
 
Despite some initiatives in easing restrictions on travel to China for American scholars and 
tourists and a preliminary diplomatic contact in Warsaw, he turned out to enact a policy 
that was bound to exacerbate the relationship with China. 
Paradoxically, the man who provided a U-turn to the hysteria surrounding China that was 
going on since 1949 was one of its main architects that contributed to shape it and that 
gained a relevant stake of his political success thanks to it. Early in the 1950s he endorsed 
McCarthy in accusing irresponsible diplomats for loosing China; in 1954, as vice-president 
he urged Eisenhower to send troops in Vietnam; during the Taiwan crisis in 1958 he was 
calling for the necessity not to surrender a single acre of territory to China; during the 
presidential debate of 1960 with Kennedy he warned against Chinese expansionism (see 
quotation at the beginning of the paragraph). Until he became president, he gave just little 
signals of his changed attitude toward China. In October 1967, he wrote in Foreign Affairs: 
 «Any American policy toward Asia must come urgently to grips with the reality of China. 
This does not mean, as many would simplistically have it, rushing to grant recognition to 
Peking, to admit it to the United Nations and to ply it with offers of trade. (..) It does mean 
recognizing the present and potential danger form Communist China, and taking 
measures designed to meet that danger. (..) The world cannot be safe until China 
changes. Thus our aim, to the extent that we can influence events, should be to induce 
change. The way to do this is to persuade China that it must change, that it cannot satisfy 
its imperial ambitions, and that its own national interest requires a turning away from 
foreign adventuring and a turning inward toward the solution of its domestic problems»
10
. 
The first 2 years of Nixon presidency had seen some first gestures reflecting his renewed 
attitude toward Beijing; for instance in 1970 the trade restrictions were modified in order to 
allow the subsidiaries of American companies abroad to sell non-strategic material to 
China; travel limitations were reduced and few cultural exchanges were introduced; the 
stubborn habit to refer to the Chinese capital as Peiping was finally abandoned. 
The biggest catalyst igniting Sino-American distension, though, came from the forces 
regulating the international arena: the ongoing deterioration of the relationship between 
China and Soviet Union was altering at the same time the scenario of the mutual interest 
                                                        
9
 Schaller, The United State and China in the Twentieth Century, pp.163 
10
 Nixon, Richard. Asia after Viet Nam. Foreign Affairs, October 1967 (46). P.121

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Cellini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Marcella Emiliani
  Lingua: Inglese
  Num. pagine: 118

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