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"Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia

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Anteprima della tesi: "Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia, Pagina 11
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economico) ha definito “our obsession with more” (2011, 7), porta a considerare 
la crescita economica un fattore determinante, per non dire unico, per il 
monitoraggio e l’informazione della politica in un Paese. Il Pil ha grande impatto 
sui media e sui mercati finanziari e, sempre più, è interpretato non solo come 
indicatore della capacità di un Paese di produrre ricchezza, ma anche come 
specchio del benessere economico medio dei cittadini. Inoltre, è indubbio, la sua 
relativa facilità di calcolo e adattabilità consente un confronto internazionale 
immediato e influenza, successivamente, gli interventi di politica economica. Si 
tratta, insomma, di una misura imperfetta, incompleta, ma ben consolidata, 
longeva e confrontabile, poiché disponibile per la quasi totalità dei Paesi. 
 
Ė a partire da questa considerazione che, si vedrà, diversi laboratori, 
conferenze e commissioni hanno suggerito una serie di integrazioni a 
completamento del Pil, nella consapevolezza che ciò che si misura ha 
un’incidenza importante sul modo di agire e, di conseguenza, indicatori inadeguati 
comportano scelte inopportune. Si tratta, sostanzialmente, di posizioni a favore di 
indicatori sociali e ambientali che, uniti al fattore economico, possano restituire 
l’idea di un benessere globale, oggettivo e misurabile, relativo alla qualità della 
vita. Ė nel rispetto di tale linea di pensiero che anche la “felicità” ritorna, da un 
passato in gran parte dimenticato ma ricco, non certo per prendere il posto del Pil, 
ma per colmarne un’importante lacuna. 
Le obiezioni, ça va sans dire, non mancano. La ragione è dovuta spesso a titoli 
di redazionali troppo sensazionalistici, che parlano di “rottamare” il Pil per 
sostituirlo con fattori riguardanti il benessere o, ancor più erroneamente, la felicità 
individuale, anziché rimarcare la precisa volontà di integrare, completare e non 
certo sostituire. Ė il caso un intervento di Tito Boeri (2010) su “la Repubblica”: 
Ma la storia si ripete con triste monotonia: ogni volta che l'economia va male, 
c'è qualcuno al governo cui viene mente di cercare un altro indicatore da 
sostituire ai Pil. In Brasile, in Cina o in India non ci risulta che siano state 
insediate commissioni governative che hanno il compito di scovare nuovi 
parametri che ci sottraggano alla schiavitù dei Pil. 
 
Effettivamente, anche una volta precisato l’equivoco sulle sorti del Pil, può essere 
condivisibile la perplessità riguardo a tali ricerche proprio in momenti di difficoltà 
economiche. Prendendo come esempio il sondaggio sulla felicità fortemente 
voluto dal primo ministro David Cameron in seguito alle raccomandazioni della

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Daghia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale
  Relatore: Giancarlo Gasperoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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