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"Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia

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Anteprima della tesi: "Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia, Pagina 4
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si tratti di un diritto, nel rispetto del quale debba intervenire la democrazia, o se il 
diritto non risieda piuttosto nel garantire la ricerca della felicità. 
Ma come avvengono, nello specifico, le “misurazioni”? Passare in rassegna 
tutte le iniziative che, quotidianamente e concretamente, rilevano gli indicatori di 
benessere stabiliti da ciascun Paese è un’analisi che rischia di deludere chi confida 
nella possibilità di arrivare a un indice universale. Possibilità che, tuttavia, è 
perfettamente in linea con l’obiettivo della condivisione tra Paesi, ossia una delle 
leve di queste ricerche. La vita è però troppo complicata e gli interrogativi cui 
deve rispondere il reporting statistico sono troppo diversi per consentire di 
condensare la situazione corrente in un unico indicatore onnicomprensivo. 
L’esempio del Bhutan, come vedremo, insegna piuttosto che un buon laboratorio 
di “misurazione” può motivare molte iniziative analoghe, ma risulta di per sé 
difficilmente esportabile. Meglio, pertanto, limitarsi alla selezione di una batteria 
di indicatori il più possibile universali, e procedere cautamente per confronti, 
prestando semmai attenzione a quei Paesi con una case-history rilevante e 
spendibile per rilevazioni particolarmente riuscite. Ė quanto viene affrontato nel 
quarto e nel quinto capitolo. Mentre, infatti, Onu e Ocse propongono ambiziosi 
obiettivi internazionali e relativi indici di confronto, la Comunità Europea sembra 
aver ispirato più Paesi membri a interrogarsi in maniera “glocal” sul benessere 
interno, e molti dei progetti nati, per quanto giovani, mostrano già un 
orientamento alla condivisione e alla collaborazione. Un caso del Consiglio 
d’Europa, inoltre, è di particolare interesse per il lavoro di un progetto itinerante 
che tenta un’analisi “partecipata” della felicità. Sono però Australia e Canada, 
infine, a proporre due esempi di misurazione semplice, efficace e ripetibile, in 
attesa che l'Italia dimostri se l'attuale laboratorio sull'indice Bes sarà all'altezza 
delle ottime premesse. 
Non è possibile, naturalmente, ignorare le posizioni polemiche nei confronti di 
tali progetti, voci che sono anzi da considerare un richiamo all’ordine da eventuali 
derive troppo idealistiche e analisi che rischiano di mettere in relazione fattori 
troppo distanti fra loro. Le perplessità nascono spesso dalla pubblicazione dei 
risultati, specie quando Paesi in via di sviluppo e con un Pil decisamente modesto 
risultano in cima alle “classifiche del benessere”, oppure quando Paesi con 
un’elevata qualità della vita presentano problemi a metà strada fra il falso mito e 
l’emergenza sociale (è l’esempio della Danimarca, prima in molte delle

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"Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Daghia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale
  Relatore: Giancarlo Gasperoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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