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Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano

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Anteprima della tesi: Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano, Pagina 11
______________________________________________________________Capitolo1 
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conviene assumere nuovi lavoratori, e continuerà a farlo fino al punto in cui il valore del 
prodotto marginale di una unità di lavoro è uguale al salario unitario. Questa relazione 
di eguaglianza rappresenta la condizione di massimo profitto; andare oltre non conviene 
altrimenti l’impresa dovrebbe pagare un salario superiore alla produttività dei lavoratori. 
Quindi, nel caso del fattore lavoro, la sua remunerazione è pari, in equilibrio, al valore 
della sua produttività marginale; lo stesso va le per qualsiasi altro fattore della 
produzione. 
Non esiste dunque un “problema” distributivo dal momento che la distribuzione dei 
redditi viene automaticamente determinata dall’operare delle forze della domanda e 
dell’offerta. Ogni fattore produttivo viene remunerato dal valore del proprio prodotto 
marginale, e tutto l’output viene distribuito tra i fattori, in ragione delle diverse 
produttività marginali. Gli interessi delle diverse classi non sono dunque conflittuali, 
anzi non sarebbe neppure corretto parlare di classi sociali, perché per comprendere la 
distribuzione del reddito non è rilevante il conflitto tra classi diverse, ma solo come i 
diversi fattori produttivi suddividono tra gli agenti economici. 
 
La distribuzione del reddito secondo la  teoria keynesiana 
 
Riassumere il pensiero keynesiana in poche righe è praticamente impossibile; ci 
limiteremo ad enunciare i punti essenziali della sua teoria. 
Keynes ritiene che non esista nel sistema economico un equilibrio di pieno impiego dei 
fattori. Il livello di attività economica non dipende dal volume dell’offerta, ma dalla 
domanda aggregata, in particolare da quelle voci che sono indipendenti dal reddito 
disponibile, ovvero gli investimenti e la spesa pubblica in beni e servizi. 
Posto che la produzione si fissa ad un livello che può essere anche molto inferiore alla 
piena occupazione, ci si chiede come si determina la sua ripartizione tra i fattori. I salari 
sono determinati esogenamente dalla contrattazione tra sindacati e imprese; il potere 
negoziale dei sindacati varia col ciclo economico, ma una riduzione dei salari in 
recessione, a differenza di quanto ritenevano i marginalista, avrebbe l’effetto di ridurre 
il livello di attività produttiva, a causa del calo della domanda aggregata. Una volta 
fissata in questo modo la quota del prodotto nazionale che va ai lavoratori, il volume dei 
profitti dipende dal livello della produzione totale, aumentando in espansione e 
riducendosi in recessione. 
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Informazioni tesi

  Autore: Irene Brunetti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Carlo Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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Parole chiave

distribuzione del reddito
disuguaglianza
idici di povertà
indice di atkinson
indice di gini
povertà

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