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Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano

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Anteprima della tesi: Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano, Pagina 8
______________________________________________________________Capitolo1 
 8 
vengono quindi inserite nel ciclo produttivo. Il problema dell’assorbimento della 
produzione non sussiste perché vale la legge di Say3. 
E’ sul terreno meno fertile messo in produzione che si può isolare il  valore del profitto 
poiché per definizione la rendita su di esso è uguale a zero. 
Visto che sull’ultima unità di lavoro (impiegata nel terreno meno produttivo) non c’è 
rendita, tutta la differenza tra profitto marginale del lavoro e salario, in corrispondenza 
dell’ultimo lavoratore impiegato, è il profitto marginale. Per l’ipotesi di perfetta 
concorrenza tra imprenditori, lo stesso profitto  marginare si deve ricavare anche su 
tutte le altre unità di lavoro. 
Questo ragionamento non vale solo per le attività agricole, ma per il sistema economico 
nel suo complesso, nell’ipotesi che il meccanismo concorrenziale produca saggi di 
profitto uniformi in tutta l’economia. In altre parole, il saggio di profitto prevalente è 
dato dalla differenza tra la produttività marginale del lavoratore meno produttivo ed il 
suo salario. Mentre la rendita è sempre decrescente passando sai terreni più fertili a 
quelli più aridi, il profitto marginale è costante. 
Nel lungo periodo, la concorrenza tra capitalisti provocherà, secondo Ricardo, la messa 
in produzione di terre sempre meno fertili ed un incremento della rendita. In assenza di 
miglioramenti tecnologici, l’economia tenderebbe così verso uno stato stazionario con 
profitti sempre più bassi, e salari vincolati al livello di sussistenza. 
Si sono così ottenuti semplici risultati: il salario pro-capite è fissato al livello di 
sussistenza, ed il profitto, costante in tutti i settori dell’economia, dipende dalla 
differenza tra la produttività del lavoratore impiegato sul terreno meno fertile ed il 
salario. 
 
La distribuzione del reddito secondo la  teoria marxista 
 
L’opera di K. Marx (1813-1883) rappresenta una sorta di continuazione dell’approccio 
analitico tipico della scuola classica. Di essa, infatti, accetta pienamente almeno tre 
concetti: la teoria del valore- lavoro, il carattere esogeno del livello dei salari e l’ipotesi 
della caduta tendenziale del saggio di profitto. 
Marx ritiene che la società sia composta da classi, ma non accetta la tripartizione tra 
lavoratori, capitalisti e proprietari terrieri. Esiste solo una semplice bipartizione, fondata 
                                                 
3
 La legge di Say afferma che l’offerta crea la domanda; a livello aggregato tutta la produzione trova 
quindi una corrispondente domanda. 
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Informazioni tesi

  Autore: Irene Brunetti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Carlo Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

FAQ

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Parole chiave

distribuzione del reddito
disuguaglianza
idici di povertà
indice di atkinson
indice di gini
povertà

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