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Misure di sostegno al reddito: analisi teoriche e un'applicazione al caso della Toscana

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1 WELFARE STATE REDISTRIBUTIVO VS. WELFARE
STATE RESIDUALE: UNIVERSALISMO O SELETTI-
VITÀ?
1.1 Giustificazioni dell’intervento pubblico redistributivo
Per introdurre il tema delle politiche sociali, ci chiederemo se la scelta tra universalismo o
selettività in questo campo sia riconducibile a due visioni estreme del welfare state e delle
sue funzioni: una minimale e l’altra redistributiva. Prima di analizzare nel dettaglio queste due
diversi posizioni, è utile un breve richiamo alla teoria economica sulla motivazioni che spingono
lo Stato a intervenire nel mercato, in particolare con interventi redistributivi.
Secondo l’economista americano R. Musgrave (1959)
1
, le funzioni, che lo Stato deve assol-
vere e che giustificano la sua nascita e mantenimento, sono tre: allocazione, redistribuzione e
stabilizzazione. La prima ha lo scopo di modificare l’allocazione delle risorse fra usi alternativi,
per correggere fallimenti del mercato (e migliorare quindi l’efficienza del sistema). La seconda
è volta a modificare la distribuzione delle risorse tra soggetti, nel caso in cui l’allocazione da
parte del mercato sia ritenuta poco equa. Essa implica quindi giudizi di valore. Per farlo lo Stato
può, ad esempio, erogare trasferimenti monetari a particolari gruppi di cittadini, fornire servizi
ai cittadini in funzione dei loro bisogni o intervenire sui prezzi dei beni. La redistribuzione
può avvenire anche dal lato del finanziamento del sistema, ossia quando si attua un determinato
sistema tributario invece di un altro. La funzione di stabilizzazione, invece, riguarda la capacità
dello Stato di sostenere la domanda aggregata e garantire così un livello di produzione il più
vicino possibile a quello di pieno impiego.
Come riportato in Bosi (2010), le spiegazioni economiche dell’intervento pubblico redistri-
butivo, in contrapposizione a quelle sociologiche, si basano sui due fondamentali concetti di
equità e di efficienza e su un terzo, assicurazione, anch’esso collegato ai fallimenti del mercato.
Con il termine efficienza ci si riferisce all’efficienza nello scambio, nella produzione e nella
composizione del prodotto. Nel modello di concorrenza perfetta studiato dall’Economia del
benessere, le combinazioni che rispettano contemporaneamente queste tre condizioni sono dette
Pareto-efficienti (o di first best), e il mercato le raggiunge naturalmente. Quando si raggiungano
tali combinazioni, che sono infinite, significa che, date le dotazioni iniziali, non è possibile
riorganizzare la produzione e la distribuzione di beni in modo da migliorare il benessere di un
individuo senza peggiorare quello di un altro. Qualora ciò non avvenisse, si può modificare la
produzione, la combinazione di fattori produttivi, o la distribuzione del prodotto per raggiungere
un’allocazione delle risorse ottimale in senso paretiano.
Per analizzare il secondo concetto, quello di equità, è necessario riferirsi al benessere so-
ciale, che riflette la valutazione da parte della società, della distribuzione del prodotto tra gli
1
citato in Bosi (2010).
7

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Cammilli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia dello sviluppo avanzata
  Relatore: Lisa Grazzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

FAQ

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Parole chiave

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incentivi
disoccupazione
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lavoratori
disabili
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politiche sociali
toscana
povertà
assistenza
indennità
sostegno al reddito
rassegna internazionale
unemployment benefits
disability benefits
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