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Non è un paese per buoni - Figurazioni del nemico nel cinema americano dopo l'11 Settembre

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Anteprima della tesi: Non è un paese per buoni - Figurazioni del nemico nel cinema americano dopo l'11 Settembre, Pagina 3
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più di tutte le altre l’America ha fatto sua e ha utilizzato per veicolare i propri miti 
all’interno dello stesso suolo americano ma anche all’esterno, raggiungendo quella vecchia 
Europa che da oltre un secolo è affascinata dalle grandi storie provenienti da oltreoceano. 
Il cinema americano, sin dai suoi albori, pullula di nemici e di minacce al way of life 
del suo paese, che riflettono, nel corso delle varie epoche, l’immagine del nemico vigente: 
siano gli indiani nel western degli anni ’30 e ’40, riflesso del nemico originario che abitava 
la “Virgin land” prima di essere conquistata dai nuovi arrivati, o i nazisti durante la 
Seconda Guerra mondiale, che come Francesco Dragosei evidenzia
2
 ha necessitato 
dell’attacco al cerchio
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 prima di vedere l’intervento degli Stati Uniti. Come vedremo, 
l’immagine del nemico si rinnova all’epoca della guerra fredda con la paura del 
comunismo e il conseguente Maccartismo, parallelamente il cinema si mobilita creando 
grazie al successo del cinema di fantascienza, permesso dalle nuove tecnologie nel campo 
degli effetti speciali, un nemico distante, altro e alieno che non è altro se non il riflesso di 
quel nemico rosso decisamente meno lontano. E’ proprio il cinema di genere che si presta, 
infatti, a metaforizzare paure sociali dettate dall’opinione pubblica, e non a caso sarà il 
genere a essere oggetto prevalente dell’analisi di questo lavoro. Questa equivalenza tra 
nemico pubblico/sociale e nemico dell’immaginario cinematografico ha però un puro 
scopo esemplificativo e risulta chiaramente generalista e superficiale. La dialettica amico-
nemico mutuata dal discorso politico vigente non è sempre presente nella sua versione più 
elementare. Basti pensare a come certi modelli siano stati revisionati e decostruiti dalla 
stessa cultura americana che li aveva creati, uno per tanti quello dell’indiano cattivo e del 
cowboy buono, rivisto del cosiddetto “western revisionista” che annovera tra i suoi 
esponenti più recenti anche Balla coi lupi (Dance with the Wolves, Kevin Reynolds, 1990), 
recentemente ripreso da Avatar (Id, James Cameron, 2009). E non bisogna dimenticare che 
al nemico esterno se ne alterna uno ancora più subdolo interno, i cui effetti si manifestano 
con la paranoia per il complotto, che tocca i suoi apici con l’assassinio di John Fitzgerald 
Kennedy: in questo caso il nemico è colui che invece di attaccare dall’esterno il cerchio è 
in apparenza uno di noi ma che si rivela subdolo doppiogiochista.  
                                                           
2 Ivi, p.20. 
3 L’attacco di Pearl Harbour, quando il 7 dicembre 1941 le forze aereo-navali giapponesi 
attacarono la base navale Statunitense di Pearl Harbour nelle Hawai.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Pognante
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Silvio Alovisio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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11 settembre 2001
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