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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Anteprima della tesi: Parità uomo donna in materia di lavoro, Pagina 14
16 
 
La legislazione italiana è stata fortemente influenzata dall’evoluzione del 
diritto e delle politiche della Comunità e poi dell’Unione europea. 
Storicamente è stato proprio il diritto comunitario, già con l’art. 119 del 
Trattato di Roma istitutivo della Comunità economica europea (divenuto 
poi art. 141 del TCe e oggi art. 157 Tfue), a prendere l’iniziativa nel 
promuovere i vari aspetti della parità, quando la gran parte dei diritti 
nazionali era al riguardo inattiva o contraria
24
. 
Il principio di parità e pari opportunità tra donne e uomini ha subito una 
particolare evoluzione nel diritto comunitario, grazie sia alle innovazioni 
apportate, via via, dai trattati e dalle altre fonti del diritto comunitario, sia 
all’opera interpretativa della Corte di giustizia.  
In una prima fase esso si è tradotto in un principio di uguaglianza 
retributiva fra uomini e donne sul lavoro. Il primo intervento in ordine di 
tempo riguarda, infatti, la parità retributiva e deriva dallo stesso art. 119 
del Trattato di Roma del 1957 (oggi art. 157 TFue) 
25
. Nella sua prima 
consacrazione il principio di parità rimaneva dunque circoscritto all’aspetto 
retributivo, in stretta rispondenza alla finalità funzionalista perseguita dalla 
Comunità economica europea: la previsione di un’uguale retribuzione tra 
lavoratori e lavoratrici era volta a soddisfare, più che ragioni di politica 
                                                                                                                                                               
23 si dispone che “ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione 
per eguale lavoro”; nella Convenzione europea per la salvaguardia e la tutela dei diritti e 
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 che all’art. 14 prevede che “il godimento 
dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato 
senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, 
la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, 
l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra 
condizione”. Sono poi numerosi altri atti di diritto internazionale volti a contrastare 
specifiche ipotesi di discriminazione, come la Convenzione sui diritti politici della donna 
del 20 dicembre 1952 e soprattutto sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei 
confronti della donna del 18 dicembre 1979. Di rilevante importanza per la materia in 
oggetto sono poi le numerose Convenzioni OIL, tra cui la n. 111/1958, avente a specifico 
oggetto proprio la discriminazione in materia di impiego e nelle professioni. 
24
 In argomento v. M. ROCCELLA, T. TREU, op. cit., 239; C. FAVILLI, op. cit., 86 ss. 
25
 L’elaborazione in sede comunitaria dell’art. 119, che proclamava la parità retributiva tra 
uomini e donne, fu il punto di arrivo della graduale affermazione del concetto sul piano 
internazionale, iniziata con la sua menzione nella parte XIII del trattato di Versailles del 
giugno 1919. Nei principi cardine fu inserita la clausola del “salaire égal pour un travail de 
valeur égal”, cui i Paesi firmatari avrebbero dovuto attenersi al fine di omogeneizzare la 
disciplina interna delle condizioni di lavoro. Già da allora, quindi, la disposizione 
contenuta nel Trattato di pace sarebbe stata diretta ad assicurare pari condizioni salariali 
a lavoratori che svolgevano le stesse mansioni, nell’ambito dello stesso settore 
produttivo. Sul punto v. M. RINALDI, op. cit., 461.
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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Donatella Casamassa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: M. Novella Bettini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 289

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