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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Anteprima della tesi: Parità uomo donna in materia di lavoro, Pagina 6
8 
 
Quanto affermato nel 1° comma, infatti,  rischia di rimanere una mera 
affermazione di principio in assenza di interventi correttivi da parte dello 
Stato, la cui adozione è  riconosciuta e legittimata dal 2° comma
5
.  
I due commi sono diretti, seppure attraverso metodi e percorsi diversi, 
verso un unico fondamentale obiettivo, che è quello di assicurare il pieno 
sviluppo della persona umana, attraverso la garanzia di parità di 
trattamento e parità di opportunità, le quali si integrano per la costruzione 
di un unico rapporto dell’eguaglianza, basato sulla “pari dignità” delle 
differenze
6
.  
Anche la Corte Costituzionale ha oggi accolto una concezione 
dell’uguaglianza non meramente paritaria, ma “valutativa”
7
: una 
                                                           
5
 Il principio di eguaglianza sostanziale non solo consente, ma addirittura impone 
differenziazioni di trattamento quando queste dovessero servire a riequilibrare situazioni 
oggettive e sostanziali differenziate e a ripristinare proprio la condizione di eguaglianza 
formale. Così, R. SANTUCCI, G. NATULLO, V. ESPOSITO, P. SARACINI, op. cit., 147. 
6
 L. FERRAJOLI, La differenza sessuale e le garanzie dell’eguaglianza, in Democrazia e 
Diritto, 1993, 53, secondo cui “mentre il 1° comma afferma l’uguaglianza davanti alla 
legge e la “pari dignità sociale” di tutti i cittadini “senza distinzioni di sesso, di razza, di 
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, il 2° comma 
esplicita il carattere progettuale di tale eguaglianza, muovendo dal riconoscimento della 
sua ineffettività in presenza degli “ostacoli di ordine economico, sociale e culturale” che la 
limitano “di fatto” e che esso prescrive di “rimuovere” attraverso l’introduzione di idonee 
garanzie”. 
7
 V. sent. Corte Cost. 29 marzo 1960 n. 15, in cui la Corte afferma che il principio di 
eguaglianza è violato “quando la legge, senza un ragionevole motivo, faccia un 
trattamento diverso ai cittadini che si trovino in eguali situazioni”; 23 marzo 1966 n. 25, in 
Giur. cost., 1966, in cui sostiene che “il principio di eguaglianza vieta che la legge ponga 
in essere una disciplina che direttamente o indirettamente dia vita ad una non giustificata 
disparità di trattamento delle situazioni giuridiche”; 19 aprile 1972 n. 62, secondo la quale 
“il legislatore può disciplinare in modo eguale le situazioni eguali e in modo diverso quelle 
differenti sempre che in contrario non ricorrano logiche e razionali giustificazioni”; 29 
dicembre1972 n. 200, in cui la Corte specifica che “la discrezionalità legislativa trova 
sempre un limite nella ragionevolezza delle statuizioni volte a giustificare la disparità di 
trattamento fra cittadini”; 25 giugno 1981 n. 111, in Giur. it. 1982, I,1,8 in cui si ritiene che 
il principio di cui all’art. 3 risulti violato “quando di fronte a situazioni obiettivamente 
omogenee, si ha una disciplina giuridica differenziata determinando discriminazioni 
arbitrarie ed ingiustificate”;  n. 163 del 1993 in cui dichiara che “il principio di uguaglianza 
comporta che a una categoria di persone, definita secondo caratteristiche identiche o 
ragionevolmente omogenee, deve essere imputato un trattamento giuridico identico od 
omogeneo, ragionevolmente commisurato alle caratteristiche essenziali in ragione delle 
quali è stata definita quella determinata categoria di persone. Al contrario, ove i soggetti 
considerati da una certa norma diano luogo ad una classe di persone dotate di 
caratteristiche non omogenee rispetto al fine perseguito con il trattamento giuridico ad 
essi riservato, quest’ultimo sarà conforme al principio di eguaglianza soltanto nel caso 
che risulti ragionevolmente differenziato dalle distinte caratteristiche proprie delle persone 
che quella classe compongono”; n. 340 del 2004 secondo la quale “si ha violazione 
dell’art. 3 della Costituzione quando situazioni sostanzialmente identiche siano 
disciplinate in modo ingiustificatamente diverso, mentre non si manifesta tale contrasto
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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Donatella Casamassa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: M. Novella Bettini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 289

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