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«Poi c’hanno dato la casa alle Vallette» Privatizzazione domestica, comunità, famiglia nella Torino del miracolo economico

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Anteprima della tesi: «Poi c’hanno dato la casa alle Vallette» Privatizzazione domestica, comunità, famiglia  nella Torino del miracolo economico, Pagina 11
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della dimensione comunitaria per l’individuo, riprendendo l’analisi di Bauman
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, è necessario 
analizzare la contrapposizione tra sicurezza e libertà, due valori cardine ma contrapposti della 
condizione umana. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il 
prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza: ognuno deve costruire un proprio 
equilibrio instabile tra questi valori. Vivere inseriti nella comunità se da un lato obbliga a 
sottostare a obblighi, limitazioni e omologazione (poca libertà), dall’altro consente di godere 
di maggiori sicurezze materiali e culturali. Al contrario una posizione più atomizzata permette 
di muoversi con maggiore libertà e indipendenza ma obbliga ad affrontare i periodi di crisi 
contando solo sulle proprie risorse e capacità (scarsa sicurezza).   
Nella città contemporanea, caratterizzata da forti fenomeni migratori, mobilità residenziale, 
spostamenti quotidiani imposti da una più marcata specializzazione spaziale, si indebolisce la 
dimensione comunitaria. Le maggiori occasioni di socialità slegate dalla prossimità 
favoriscono la diversificazione delle appartenenze e delle cerchie relazionali. Presumibilmente 
la peculiarità della “modernità” è proprio la maggiore mobilità che impedisce il sedimentarsi 
di relazioni dense e circoscritte necessarie per costruire e conservare le comunità. Al contrario 
è incentivata una dispersione relazionale in reti con maglie più larghe e variegate. Questa 
constatazione non vale però per tutti. I diversi gradi di radicamento e di mobilità dipendono, 
infatti, dalle risorse di cui ognuno dispone. Una popolazione “forte”, dotata di risorse 
economiche e di mobilità (dotata di un mezzo di locomozione privato, più giovane, ecc.) avrà 
maggiori opportunità di costruire relazioni meno segregate, rispetto ad una popolazione con 
più bassi livelli di reddito, di istruzione e di capitale sociale
38
. Nella Torino del boom 
sprovvista di un’adeguata rete di trasporti pubblici (ad esempio), il quartiere di residenza 
rappresenta un elemento centrale, sebbene non esclusivo, della socialità e delle esperienze di 
vita delle classi popolari residenti nelle nuove periferie. In altre parole, la dimensione locale 
rappresenta un ambito di ricerca imprescindibile sul fenomeno urbano di questi gruppi sociali. 
Con chiare differenziazioni interne a seconde del genere e dell’età (donne casalinghe e 
bambini sono i più “incapsulati” non lavorando fuori dal quartiere) il quartiere gioca un ruolo 
predominante, essendo fonte di networks informali e punto focale di routines in cui si 
soddisfano bisogni quotidiani. La dimensione locale influisce sulle scelte dei singoli, 
nell’attribuzione delle risorse, obiettivi, vincoli e nella costruzione identitaria che si realizza 
attraverso le cerchie di riconoscimento tra pari e il condizionamento normativo della moralità 
comunitaria.  
                                                
37
 Z. Bauman, Voglia di comunità, Laterza, Roma-Bari 2001. 
38
 Cfr. C. Belloni, Una lettura trasversale tra usi e interpretazioni, in Culture quotidiane cit., pp. 225-238; L. 
Todesco, Vivere la città. Modelli di frequentazione dello spazio urbano, in  Culture quotidiane cit., pp. 239-263.
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Coccorese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Stefano Musso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

FAQ

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Parole chiave

torino
miracolo economico
familismo
periferia
ghetto
edilizia pubblica
meridionali
case popolari
storia urbana
quartieri popolari

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