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Psicodinamica della depressione post-partum: uno studio sulla prevalenza e sui fattori di rischio correlati

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8 cui spesso si associano alterazioni del sonno e dell’appetito, sensazioni di soffocamento, palpitazioni, disturbi fisici e manifestazioni ansiose (Lis, 1993). La depressione clinica non si configura come un disturbo psichico unitario; può presentarsi entro quadri nosografici eterogenei nella natura sintomatologica, nell’esordio, nel decorso e nei fattori causali. Oltre alle forme patologiche più tipiche, essa può realizzarsi anche come “depressione secondaria” (ulteriormente denominata “sintomatica” o “somatogena”) ovvero una forma secondaria all’interno di svariate malattie primarie, di tipo psichiatrico (schizofrenia, sindromi deliranti croniche) o anche di tipo organico (sindrome di Cotard, lesioni cerebrali, tumori, turbe vascolari, atrofie neuronali, arteriosclerosi, patologie endocrine o metaboliche, ipotiroidismo, diabete, processi infettivi, stati di intossicazione da sostanze o da farmaci ipotensivi) (Ey et al., 1978). Ancora, può manifestarsi come “depressione dell’età involutiva” ad insorgenza mediamente dopo i quarantacinque anni, con un marcato aspetto ansioso, tematiche deliranti, tendenza alla cronicizzazione e al decadimento mentale progressivo. Infine, può verificarsi nelle sembianze della cosiddetta “depressione atipica”, data dalla comorbità tra disfunzione affettiva ed altre condizioni: il tipo A con sintomi ansiosi associati a Disturbo da Attacchi di Panico; il tipo B con fenomeni vegetativi (Cassano et al., in Pancheri, Cassano, 1992). Una simile variabilità delle espressioni sindromiche determina un estremo polimorfismo clinico, cui si aggiunge l’ulteriore difficoltà di differenziare tra normali fluttuazioni umorali e manifestazioni patologiche lievi o moderate; ciò ha comportato negli anni problemi classificatori di non facile risoluzione, con continue rielaborazioni di categorie diagnostiche che potessero rendere conto della complessità clinica della sfera depressiva, in relazione al prevalere di diversi orientamenti eziopatogenetici o terapeutici (ibidem). Il modello classificatorio categoriale si è affermato in psichiatria per la sua innegabile utilità nella pratica clinica, in quanto comporta una notevole capacità semplificativa identificando un numero relativamente ristretto di tipologie che definiscono le caratteristiche sintomatologiche nucleari dei disturbi. Tuttavia, presupponendo l’esistenza di entità distinte alle quali dovrebbero corrispondere unità psicopatologiche separate, esso implica il potenziale rischio di delinearsi secondo limiti eccessivamente rigidi che precludono la possibilità di riflettere la
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Psicodinamica della depressione post-partum: uno studio sulla prevalenza e sui fattori di rischio correlati

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Santinon
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Piera Brustia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 257

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