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Quaestiones Perpetuae

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Anteprima della tesi: Quaestiones Perpetuae, Pagina 5
Introduzione 
dello stato romano
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). Caratteri generali dei magistratus ordinari erano l’elettività (da parte delle 
assemblee popolari ), la durata limitata dell’incarico, la collegialità dell’ufficio, la 
responsabilità per gli atti compiuti in danno di pubblici e privati interessi, la onorarietà della 
carica, detta appunto honor, e la gratuità della stessa. Presumibilmente si distinguevano in  
maiòres e minòres, forniti rispettivamente di “potèstas
20 
et  impèrium
21
” o di sola potèstas. 
L’impèrium, che si estrinsecava essenzialmente nella “coërcitio
22
”, veniva riconosciuto ai 
consoli
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, ai pretori
24
 e ai dittatori
25
. I magistratus cum impèrio, per punire comportamenti 
antisociali, potevano a loro discrezione, salva l’oppignorazione di cose del colpevole ( pignoris 
capio ), ed a prescindere da un imprigionamento temporaneo ( deductio in vincula ), irrogare 
una pena pecuniaria ( multa ), o addirittura la morte ( poena capitis )
26
. Dalle fonti storiche e 
                                                 
19
…ibidem…, p.220,” La stabilizzazione di questi uffici, sia nel numero che nelle attribuzioni, avvenne quasi interamente durante la 
fase di assestamento della respublica nazionale e mai si tradusse, per verità […]in un organico ben distribuito e preciso di uffici e 
di relative competenze: con la conseguenza che non poche e non di poco conto furono le attribuzioni magistratuali concorrenti e 
spesso tra loro in conflitto”. 
20
A.Guarino, “Storia…”, p.221, «Manifestazione della “potestas” magistratuale furono: “ius edicendi”,  facoltà di pubblicare nel 
foro(“apud forum palam”) i loro programmi amministrativi (“edicta”), “ius agendi cum populo et cum plebe”, cioè la facoltà di 
convocare i “comitia” e i “concilia”, “ius agendi cum patribus”, ossia la possibilità di convocare il”senatus”, “ius mulctae 
dictionis” e “ius pignoris capione”, rispettivamente facoltà di infliggere multe e prelevare beni a titolo di garanzia come mezzi di 
costrizione indiretta dei cittadini recalcitranti all’obbedienza». 
21
Che l’imperium fosse alle origini un potere di comando esclusivamente militare è stato lucidamente dimostrato da A.Heuss, “Zur 
Entwicklung des imperium der Römischen oberbeamten”,in ZSS, 64, 1944, pp. 57 e ss, il quale ha contestato con validi argomenti 
la concezione tradizionale, risalente a Mommsen, “Römisches Staatsrecht”, Berlin 1887-88, I, pp.22 e ss. e a F.Leifer, “Die Einheit 
des Gewaltgedankes im römischen Staatsrecht”, München 1914, dell’imperium romano, come potere unitario e indifferenziato che 
abbraccia la sovranità in tutte le sue manifestazioni. Assai vicini a quelli di Heuss sono i risultati di P.Voci,”Studi di diritto 
Romano”, I, Padova 1985, pp. 105 e ss.), che ricollega il concetto di imperium al potere del sovrano etrusco sulla forza delle armi; 
diversa l’opinione diP. De Francisci, “Intorno alla natura e alla storia dell’auspicium imperiumque”, in St. E.Albertario, I, Milano 
1953, pp.339 e ss., sostanzialmente fedele alle idee di Mommsen e di Leifer. Importante la distinzione, adombrata in Dion.Hal. 
3,61,3, tra “regia ornamenta” (scettro, trono, veste purpurea, ecc.) e “insignia imperii” (fasci e scuri): distinzione difficilmente 
conciliabile con il preteso carattere unitario e totale del potere sovrano. (vedi B.Santalucia, “Diritto e processo penale nell’antica 
Roma”, Giuffrè, Milano 1998, p.20, nt.42). Secondo B.Santalucia alle origini l’imperium «esplica il potere illimitato di coercizione, 
non vincolato da norme né da procedure prestabilite […] libero di adottare […] tutti i rimedi […] necessari per la repressione del 
crimine»( in “Diritto e processo…”, Milano 1998, p.20); A.Guarino, “Storia del diritto romano”, Jovene, Napoli 1996, p.221, 
«…facoltà di sottoporre a costrizione materiale e diretta (cöercitio) i cittadini recalcitranti mediante incarcerazione (in vincula 
deductio) o flagellazione (verberatio) ; il cd. “ius vitae et necis” sui cittadini ben presto paralizzato, però, dal “ius provocationis ad 
populum” dei cittadini stessi…». 
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U.Brasiello,”La repressione penale in diritto romano”,Siena 1937-XV, p.32-34, “…complesso di poteri attribuiti al magistrato. 
Certo dovunque egli, in virtù del suo impèrium, poteva vincolare in qualche modo la libertà di un individuo, operare una 
costrizione su di lui, doveva vedersi una ‘coërcitio’. Questo indipendentemente dalla finalità, fosse essa di punire, di correggere, di 
limitare nell’attività, o di eliminare dalla società; finalità su cui i Romani non si sono particolarmente soffermati. ‘Coërcitio’ è la 
repressione contro le donne, gli schiavi, gli stranieri per tutti i fatti, anche quelli che, se posti in essere da altri, sono repressi da 
leggi; è la persecuzione esercitata contro l’uomo ‘sui iuris’ quando vi sia difetto di età, o assenza di dolo riconducendosi ad essa la 
‘verberatio’ dello ‘impubere’ e la ‘levior castigatio’ dell’incendiario causale, là dove al ‘pubere’ si applica la sanzione della 
‘praecipitatio e saxo’( Plinius 18, 3,12 e Gellius II,18,8) e all’incendiario doloso la morte (Gaius D. 47,9,9): ipotesi, tutte, in cui la 
legge non è applicabile, e solo il magistrato può porre rimedio. […] Coërcitio è ogni attività del magistrato nell’esercizio di un 
impèrium illimitato. […] Introdotte le ‘quaestiones…’, i due campi”… della ‘coërcitio’ e della ‘repressione pubblica…”appaiono 
ormai come separati e distinti, sia nel contenuto che nella forma. […]. La coërcitio assorbe tutto quello che rimane fuori dell’altro 
campo […]. Il potere che resta al magistrato di applicare dei mezzi di repressione senza il concorso di cittadini o di giudici, a 
questa seconda fase si attaglia meno. Questi non sono chiamati, come prima il popolo, a valutare solo quanto è stato compiuto dal 
magistrato, ma compiono invece qualche cosa che il magistrato non potrebbe. La coërcitio, quindi, nell’ultima epoca repubblicana 
comprende tutti i fatti che non sono soggetti a repressione ordinaria, che non sono cioè considerati da leggi, e che appaiono per 
altro degni di sanzione”.   
23
A.Guarino, “Storia…”, Jovene, Napoli 1996, p.226, magistratura ordinaria patrizia maggiore, “cum imperio”, eletta dai 
“comitia centuriata”. Nel II sec.a.C. la moltiplicazione delle” provincae” fece si che ai consoli se ne attribuissero una o due 
soltanto […]. Alla determinazione delle province consolari provvide il “senatus”…  
24
A.Guarino,…ibidem…, p.227, magistratura ordinaria patrizia maggiore, “cum imperio”, eletta dai “comitia centuriata”, da un 
solo componente iniziale essa giunse col tempo sino al numero di sedici “praetores”; D.Mantovani, “Il pretore giudice criminale in 
età repubblicana”, in “Atheneaum”, 78, 1998, pp.18 e ss., (…vedi infra…). Il pretore, dapprima solo ministro di giustizia, fu in 
seguito addetto anche al governo di speciali territori. Probabilmente in epoca tardo-repubblicana presiedette le “quaestiones 
perpetuae”, ma molte sono le polemiche sorte in merito a questa figura di “magistratus”…V.Giuffrè, “La repressione criminale 
nell’esperienza romana. Profili”, Jovene, Napoli 1998, pp.66-67; L.Garofalo, “Appunti sul diritto criminale nella Roma 
monarchica e repubblicana”, Cedam, Padova 1997, cap.VII e cap.VII, pp.241 e ss. 
25
A.Guarino, “Storia…”,…ibidem…, p.234, magistratura straordinaria, il “dictator” veniva nominato da uno dei consoli previa 
conforme  indicazione del “senatus”, tra i “cives optimo iure”, si trattò di una carica di durata semestrale…  
26
V.Giuffrè, “La repressione criminale nell’esperienza romana. Profili”, Jovene, Napoli 1998, cap.II, p.48.  
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Informazioni tesi

  Autore: Rosaria Converso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Lucrezi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

FAQ

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