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Quaestiones Perpetuae

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Anteprima della tesi: Quaestiones Perpetuae, Pagina 6
Introduzione 
letterarie emerge, infine, un’ ulteriore e rilevante distinzione tra magistrature ordinarie (cui si è 
accennato a proposito dei caratteri generali dei magistratus ), essenziali al normale svolgimento 
della vita “civitatis romanae”, e magistrature “extra ordinem”
27
, create per fronteggiare speciali 
accadimenti o per provvedere all’espletamento di funzioni che non potevano essere  esercitate 
dai magistrati ordinari ( la più importante fu di certo la dictatura ). È imprescindibile 
evidenziare il particolare potere giurisdizionale riconosciuto ai magistratus della Repubblica 
romano-nazionale, e analizzare il modello di giustizia criminale imperante in un periodo storico 
caratterizzato dall’emanazione di leggi fondamentali ai fini dell’evoluzione del diritto penale 
romano, che raggiùnge  un alto grado di maturità proprio con l’istituzione delle  “quaestiones  
perpetae”, espressione  riferita alle Corti Stabili
 
in materia penale pubblica, costituitisi a Roma e 
nelle province a partire dal II sec.a.C. 
T.Mommsen nel “Römisches Strafrecht” sosteneva: “…Senza un giudizio reso in nome dello 
Stato nei confronti di una persona determinata non vi è pena […]. Il giudizio reso non sulla base 
di una norma legislativa ma dell’arbitrio del magistrato è in senso giuridico altrettanto poco una 
pena; perché si abbia una pena è necessario un delitto positivamente determinato e una legge 
dello Stato regolante il processo. Il potere illimitato del magistrato, che secondo la teoria del 
diritto pubblico caratterizza gli esordi della vita della comunità ( romana ) e che vige 
praticamente contro i non cittadini, così come il potere coercitivo del magistrato sono fuori del 
diritto penale. L’arbitrio permesso dalla legge non per questo cessa di essere arbitrio; quando al 
magistrato è sottratta la libera discrezionalità nell’infliggere la pena di morte, lo stesso limite si 
estende alle rimanenti forme di repressione…”
28
. In effetti, per buona parte dell’età 
repubblicana la repressione criminale, a Roma, si fondò sull’arbitrio dei magistrati cum imperio,  
limitato, solo in parte, dalla garanzia della  provocatio ad populum
29
.  Di certo l’appello ai 
comizi, cui la legislazione Valeria-Orazia
30
, agli albori dello Stato patrizio-plebeo, sottopose gli 
atti di repressione del magistrato nei confronti dei cittadini romani, nella misura in cui costituì 
un limite all’arbitrario esercizio della coercizione magistratuale, fu , senz’altro un punto di 
partenza fondamentale nella costituzione del diritto penale romano-antico, anche se la 
                                                 
27
A.Guarino, “Storia…”, Jovene, Napoli 1996, pp.234 e ss.  
28
T.Mommsen, “Römisches Strafrecht“, Leipzig 1899,  cit.897, «...Ohne staatliches Urtheil in Beziehung auf eine bestimmte Person 
giebt es eine Strafe nicht [...]. Das nicht nach gesetzlicher Norm, sondern auf Grund der magistratischen Willkür gefällte Urtheil ist 
im Rechtssinn ebenso wenig Strafe; für diese wird das positive Delikt und Prozess regulierende Staatsgesetz gefordert. Die 
ungebundene magistratische Gewalt, welche nach der staatrechtlichen Theorie die Anfänge des Gemeinwesen ausschliesslich 
beherrscht und die praktisch gegen den Nichtbürger zur Anwendung kommt. Die magistratische Cöercition liegt ausserhalb des 
Strafrechts. Gesetzlich zugelassene Willkür hört darum nicht auf Willkür zu sein; wenn dem Magistrat das freie Ermessen über die 
Hinrichtung aus der Hand genommen wird, so bleibt es ihm eben damit hinsichtlich der übrigen Auflagen...». 
29
B.Santalucia, “Diritto e processo penale nell’antica Roma”, Giuffrè, Milano 1998, pp.31 e ss.; L.Garofalo,“Appunti sul diritto 
criminale nella Roma monarchica e repubblicana”, Cedam, Padova 1997 ,pp.43 e ss. 
30
Dalla cospicua letteratura in materia di “provocatio ad populum” emerge un’importante diatriba in merito alla storicità delle tre 
“leges Valeriane” di cui sarebbe giunta testimonianza, nonché alla presunta origine regia  dell’istituto della “provocatio…”( cfr. 
Cicerone, “De Republica” 2, 13, 54, “provocationem autem etiam a regibus fuisse declarant pontificii libri, significant nostri etiam 
augurales”; cfr. Livius 1, 26, 7-8, “ hac lege duumviri creati, qui se absolvere non rebantur ea lege ne innoxium quidam posse, cum 
condemnassent, tum alter ex iis ‘P.Horati, tibi perduellionmem, iudico’ inquit. ‘I, lictor, conliga manus’. Accesserat lictor 
iniciebatque laqueum. Tum Horatius auctore Tullo, clemente legis interprete, ‘Provoco’ inquit. Itaque provocatione certatum ad 
populum est”.) oppure degli inizi del periodo repubblicano ( cfr. Livius  2 ,8, 2 ). Le leggi in questione sarebbero state emanate in 
tre diverse epoche: 509 a.C., 449 a.C., 300 a.C.( per quest’ultima, i particolare, cfr. Livius 10,9,3-6 )…L.Ammirante, “Sulla 
provocatione ad populum fino al 300 a.C.”, in Iura, 34, 1983, edito nel 1986, pp.1 e ss.; L.Garofalo, “Appunti sul diritto criminale 
nella Roma monarchica e repubblicana”, Cedam, Padova 1997, pp.41 e ss.; A.Magdelain, “De la coercition capitale du magistrat 
supérieur au tribunal du peuple”, in Labeo, 33, 1987, pp.139 e ss. 
 6

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Informazioni tesi

  Autore: Rosaria Converso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Lucrezi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

FAQ

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