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Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo''

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Anteprima della tesi: Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo'', Pagina 3
 INTRODUZIONE, 
IL RAPPORTO TRA MEDIA E TERRORISMO DURANTE GLI “ANNI DI 
PIOMBO” 
 
            Nel corso degli anni ’70, alcuni termini del lessico italiano hanno subito delle oscillazioni 
linguistiche rilevanti, sintomo di notevoli mutamenti intervenuti nel contesto politico e sociale del 
paese. Parole come “lotta”, “eversione”, “terrorismo”
2
 sono divenute tristemente familiari e, a 
tutt’oggi, riportano la mente a quei difficili anni. Tuttavia, quando si parla della stagione più buia 
della storia repubblicana d’Italia, definita ormai comunemente come gli “anni di piombo”, è spesso 
prassi assodata quella di ricomprendervi anche l’anno 1968, non si sa bene se come mero termine di 
inizio di una serie di sconvolgimenti che, da quella data in poi, avrebbero investito la realtà politica, 
sociale e culturale italiana, o come parte integrante di quella che Sergio Zavoli avrebbe in seguito 
definito “la notte della Repubblica”. Marco Revelli adotta un’analisi che ci sembra indovinata, 
quando ritiene che il movimento sessantottino del “maggio strisciante” italiano, non dissimile dal 
“mai” parigino, fosse in realtà la manifestazione spontanea e pura di “una formidabile eccitazione 
collettiva che comportava in se stessa il rifiuto della lotta a morte”
3
. Gli scenari da guerriglia 
urbana, le sassaiole degli operai durante l’autunno caldo, i banchi lanciati dalle finestre universitarie 
durante la contestazione studentesca, dunque, andrebbero viste come espressioni di una “teatralità” 
insita nel movimento, ma incapace di scaturire in vera e propria volontà omicida. A conferma di 
questa tesi ci sono i dati che denotano come, a fronte di un decennio costellato di innumerevoli atti 
sanguinosi spesso conclusisi con la morte, nel 1968 fu numericamente contenuto il totale delle 
vittime: tre, cadute ad Avola sotto il fuoco della polizia dopo uno sciopero bracciantile. Nota a 
questo proposito Revelli: 
            “In quella nuova geografia mentale che aveva assunto il mondo come spazio di riferimento, 
mimare la violenza era un modo per tener dentro l’eterogeneità più assoluta, il Vietnam e la 
società dei consumi, l’America Latina e il quartiere latino, la tragedia di Praga e la 
quotidianità di Palazzo Campana, integrandoli nella medesima rappresentazione che, 
tuttavia, per rimanere tale, per permettere la re-identificazione, doveva mantenersi al di qua 
del fatto, del suo precipitare materiale. Al di qua della realtà del sangue e della morte”
4
. 
E’ forse proprio questa la matrice comune e, insieme, l’elemento che più distingue le lotte operaie e 
studentesche dei tardi anni ’60, dall’eversione armata cha ha contraddistinto l’intero decennio 
successivo. Diversità perché nel ’68 la violenza era ancora unicamente concepita ad un livello 
“teatrale”, incapace di scaturire in azione cruenta contro la vita umana. Tuttavia, sta proprio 
nell’esplicita volontà di esibire l’aggressività, in maniera solo istrionica o fino all’omicidio, 
l’elemento che accomuna i due distinti fenomeni, rendendoli entrambi proficuo oggetto di studio 
per i massmediologi. 
“Il problema fondamentale è dare un’immagine di sé, perché la realtà ha raramente la meglio 
su un’immagine ben costruita”
5
. 
In questa massima del sociologo Sabino Acquaviva, tratta dal suo libro Guerriglia e guerra 
rivoluzionaria in Italia, ci pare sia contenuto, in maniera esaustiva, il carattere fondamentale che il 
terrorismo di matrice politica, specie quello di sinistra, ebbe negli anni ’70, non solo in Italia. Nota, 
ad esempio, Walter Laquer nel suo Storia del terrorismo: 
“Se singoli giornalisti possono aver sofferto per mano di terroristi, l’atteggiamento dei 
terroristi verso i mezzi di comunicazione in sé è stato positivo, e con dei buoni motivi: il 
                                                 
2
 M. G. Lo Duca, Parole politiche nel linguaggio della sinistra storica: ordine/disordine e terrorismo (II), in “Problemi 
dell’Informazione”, aprile-giugno 1980, n. 2, pp. 247-259. 
3
 E. Morin e M. Halter, Mais, Neo, Parigi, 1988, p. 22. 
4
 M. Revelli, Movimenti sociali e spazio politico, in F. Barbagallo (a cura di), Storia dell'Italia repubblicana, Einaudi, 
Torino, 1995, 2, p. 472. 
5
 S. S. Acquaviva, Guerriglia e guerra rivoluzionaria in Italia. Ideologia, fatti, prospettive, Rizzoli, Milano, 1979, p. 
133. 

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Informazioni tesi

  Autore: Gilberto Mastromatteo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Paola Magnarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 282

FAQ

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