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Rapporto con Dio come esperienza di Attaccamento

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Anteprima della tesi: Rapporto con Dio come esperienza di Attaccamento, Pagina 7
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PARTE 1 . LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO E LA 
RELIGIONE 
1 – TEORIA DELL’ATTACCAMENTO 
1.1 Origini della teoria. 
Con il termine “Attaccamento” (Bowlby, 1969) s’intende il legame emotivo che 
un individuo stabilisce con una persona considerata capace darle attenzione, affetto e 
sicurezza. Con questa definizione il piø delle volte ci si riferisce al primo legame che il 
bambino instaura con una figura specifica, tendenzialmente la madre: il piccolo è, 
infatti, biologicamente predisposto a sviluppare un legame di attaccamento verso chi si 
prende cura di lui, il suo “Caregiver”. 
Il primo a proporlo come concetto utile per spiegare il comportamento dei 
bambini fu John Bowlby (1969) nella sua opera in tre volumi “Attaccamento e 
Perdita”(1969, 1973, 1980): egli elabora le varie fasi e conseguenze della relazione di 
attaccamento prendendo spunto da studi precedenti a lui in ambito etologico e 
psicoanalitico. 
Inizialmente fu Freud, in “Tre saggi sulla sessualità” (1905), ad affermare che “la 
relazione del bambino con la madre è unica, senza paralleli, tale che una volta stabilita 
si mantiene inalterabile per tutta la vita come la prima e piø forte relazione d’amore, e 
come il prototipo di tutte le successive relazioni d’amore, e questo è vero per entrambi i 
sessi ”(Freud, 1905, p. 77). Egli proseguiva dicendo che il bambino, alla vista della 
madre, va incontro ad una generica eccitazione libidica data da pulsioni di 
sopravvivenza di base che lo spingono verso un “oggetto bersaglio”, su cui riduce la 
crescente tensione interna generata dalla stessa pulsione motrice; da questo, quindi, non 
esisterebbe un reale desiderio di rapportarsi alla madre e l’Attaccamento, inteso come 
legame con un oggetto, risulta essere una mera pulsione secondaria. 
A questo seguì Lorenz con la sua “Teoria pulsionale etologica”(1978): in essa si 
afferma che le pulsioni sono istinti caratteristici di ogni singola specie in relazione alla 
propria struttura genetica; l’ambiente e l’esperienza agiscono come “modulatori” 
dell’espressione degli istinti di base della specie. Egli osserva che la relazione fra 
stimolo e tipo di risposta è innata, poichØ è uguale in tutti gli individui della stessa 
specie, e che l’energia istintuale è specifica per ogni tipo di comportamento messo in 
atto dall’individuo in risposta allo stimolo stesso; spesso tali comportamenti specie-
specifici non sono consapevoli, neanche nell’Uomo, e possono essere sostituiti in 
determinati periodi iniziali della vita di un essere vivente, i “periodi sensibili”: è in essi 
che si forma una prima associazione stimolo-innesco del comportamento istintivo, 
legame che resterà stabile e immodificabile per tutta la vita. La dimostrazione di tutto 
ciò starebbe nel fenomeno dell’”Imprinting”, dimostrato nell’esperimento degli 
anatroccoli dello stesso padre dell’Etologia: in natura gli anatroccoli, dopo la nascita, 
iniziano a seguire la prima figura che vedono in movimento, che rappresenta per loro

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Rapporto con Dio come esperienza di Attaccamento

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele De Santis
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Daniela Raccanello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

FAQ

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