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Staphylococcus arlettae: antibiotico-resistenza e virulenza

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Anteprima della tesi: Staphylococcus arlettae: antibiotico-resistenza e virulenza, Pagina 8
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In passato, gli Stafilococchi erano distinti principalmente in base alla pigmentazione 
delle colonie formate in coltura (da cui S.aureus, S.citrus e così via), ma con il progredire 
delle tecniche microbiologiche, biochimiche ed enzimatiche e, dal momento che si 
accertò che la patogenicità fosse correlata soprattutto alla capacità di produrre l’enzima 
coagulasi (Tab.1), fu proposta una suddivisione all’interno del genere, in due 
raggruppamenti: Stafilococchi Coagulasi-Positivi (CoPS) e Stafilococchi Coagulasi-Negativi 
(CoNS). Sulla base di questa classificazione, fino ad un recente passato, si riteneva che 
gli Stafilococchi coagulasi-positivi rivestissero maggiore importanza in patologia, in 
quanto, tra essi, erano comprese specie patogene per l’uomo e per gli animali e specie 
produttrici di enterotossine, capaci di provocare tossinfezioni alimentari, necrolisi 
tossica e tossine causanti la sindrome da shock tossico (Tsst) (Tiecco G., 1992).  
Attualmente, la capacità di produrre l’enzima coagulasi, rappresenta esclusivamente 
un metodo di caratterizzazione e non è più strettamente correlata alla patogenicità. 
 
Tab.1. Caratteristiche dell’enzima coagulasi. 
 
FORMA 
 
L’enzima coagulasi esiste in due forme:  
 
• coagulasi legata o clumping factor (enzima legato alla cellula batterica); 
• coagulasi libera (enzima extracellulare).  
 
 
FUNZIONE 
Forma un rivestimento di fibrina attorno alla cellula batterica, che viene così protetta dall’opsonizzazione e 
dalla fagocitosi.  
TEST DI 
RILEVAZIONE 
(Fig.3)  
 
Il test in provetta si esegue aggiungendo da 2 a 4 colonie di isolato in una provetta contenente plasma di 
coniglio ed incubando a 37°C per un massimo di 4 ore. La formazione di un coagulo, in questa analisi, indica 
la produzione dell’enzima coagulasi da parte del batterio. Il test in provetta è il metodo usato più di 
frequente per la sua maggiore accuratezza dovuta alla capacità di rilevare sia la coagulasi libera che quella 
legata.       
                        
 
Il test su vetrino si esegue, invece, preparando una sospensione dell’isolato in una goccia di soluzione salina 
su un vetrino e aggiungendovi una goccia di plasma. Si miscela delicatamente con un tampone e si verifica 
la formazione di aggregati. Questo test è meno preciso di quello in provetta, rilevando esclusivamente la 
coagulasi legata, e richiede la conferma di tutti i test negativi mediante analisi in provetta.

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Informazioni tesi

  Autore: Concetta Sara Manigrasso
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Biosanitarie (indirizzo diagnostico)
  Corso: Biologia molecolare e cellulare
  Relatore: Caterina De Virgilio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

FAQ

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