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Stati Uniti e Iraq nei documenti del National Security Archive durante l'amministrazione Reagan (1981-1988)

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Anteprima della tesi: Stati Uniti e Iraq nei documenti del National Security Archive durante l'amministrazione Reagan (1981-1988), Pagina 2
 VI
dall’assenso alla richiesta saudita di ricevere quattro aerei AWACS, consegnati pochi giorni dopo 
l’inizio della guerra, gli Stati Uniti manifestarono una chiara preferenza verso il campo arabo e 
un’ostilità verso Khomeini: dichiararsi neutrali e, al contempo, fornire supporto radar ad un paese 
dichiaratamente alleato dell’Iraq era infatti una contraddizione in termini. 
La perdita integrale dell’influenza americana sulla sponda occidentale del Golfo persico 
seguita alla caduta dello scià nel 1979, costituì un pesante smacco politico per gli Stati Uniti, tale da 
spingere l’amministrazione Reagan, insediatasi all’inizio del 1981, ad osservare con preoccupazione 
crescente gli sviluppi della guerra Iran-Iraq, sempre più sfavorevoli per l’Iraq a partire dal 1982.  
In concomitanza con i primi rovesci militari di Saddam Hussein, perciò, il dipartimento di 
Stato rispose con l’eliminazione dell’Iraq dall’insieme dei paesi che gli Stati Uniti indicavano quali 
fiancheggiatori del terrorismo, non senza provocare dure critiche da parte del Congresso: Capitol 
Hill era infatti assai meno indulgente dell’amministrazione Reagan verso i legami tra l’Iraq e il 
terrorismo, e tentò a più riprese di reinserire il regime di Saddam nella lista nera di Washington. 
Le riserve del Congresso sul presunto allontanamento di Saddam dal terrorismo di matrice 
palestinese continuarono negli anni successivi, fino a sfociare periodicamente in aperte critiche sia 
quando l’amministrazione prese alcune decisioni imbarazzanti (la vendita all’Iraq di prodotti dual-
use), sia quando si verificarono gravi episodi che videro coinvolto l’Iraq: la protezione offerta ad 
Abu Abbas, il capo del commando che dirottò l’Achille Lauro e uccise un ostaggio americano, e 
l’arresto di due terroristi sbarcati all’aeroporto di Fiumicino da un aereo partito da Baghdad furono 
quelli più clamorosi. Entrambi i casi si verificarono nell’ottobre 1985, cioè quattro mesi dopo che il 
Committe of Conference del Congresso, dietro forti pressioni di Shultz, aveva accettato di far 
decadere il disegno di legge già approvato dalla Camera e volto a reinserire l’Iraq nella lista nera. 
In cambio del ritiro dell’emendamento, il segretario di Stato promise di rimettere l’Iraq nella 
lista se questo fosse risultato implicato nell’appoggio di gruppi terroristici o in azioni di terrorismo. 
Ma dopo la crisi dell’ottobre 1985 non avvenne nulla di tutto ciò.  
In sostanza, l’esclusione dell’Iraq dalla lista nel 1982 fu la premessa irrinunciabile all’avvio 
di un dialogo tra pari e della cooperazione tra l’amministrazione americana e il regime di Baghdad. 
In questo modo, un anno e mezzo dopo, il dipartimento di Stato fu in grado di compiere i primi 
passi ufficiali per avviare l’Operazione Staunch, una vasta campagna internazionale condotta dagli 
Stati Uniti presso gli alleati europei e mondiali al fine di spingerli ad interrompere qualsiasi vendita, 
legale o meno, di armamenti al regime di Khomeini. Concordata con gli iracheni, l’Operazione 
Staunch ebbe un impatto negativo sulla capacità dell’Iran di proseguire la guerra perchè bloccò il 
rifornimento e il ricambio di armi occidentali. In breve, essa coincise con il primo effetto tangibile 
del sostegno americano allo sforzo militare di Baghdad.  
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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Risari
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Maurizio Punzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 302

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