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Storia della chiacchiera sul pallone in Italia (allenatori e giornalisti, tattiche e polemiche dal 1910 al 2000)

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      Una galleria di personaggi e di tattiche (dal Metodo al Sistema, dal Catenaccio alla Zona, dal 
4-4-2 al 4-3-3, passando per il 3-4-3), la cui evoluzione ha contribuito alla crescita della 
“chiacchiera” sportiva tra i cronisti, che non possono essere ricordati senza utilizzare il 
preziosissimo supporto delle pagine dei giornali d’epoca e delle pubblicazioni (libri, romanzi, 
periodici) in cui i giornalisti sportivi si sono cimentati in apprezzamenti, racconti, calde discus-
sioni, resoconti tecnici. E attraverso i quali emergono fatti e gustose curiosità. Alla fine, in 
questo lungo excursus, c’è ovviamente anche un pizzico di storia del giornalismo sportivo 
italiano.  
      Che dalla prima pubblicazione datata 1865, il “Bollettino Trimestrale del Club Alpino di 
Torino”, quest’ultimo fondato il 23 ottobre 1863, e dal primo numero de “La Ginnastica”, 
uscito il 1° gennaio 1866 a Livorno, fino ad arrivare ai tre quotidiani sportivi attuali, “La 
Gazzetta dello Sport”, il “Corriere dello Sport-Stadio”,  e “Tuttosport”, e alla miriade di 
periodici specializzati, di strada ne ha fatta davvero tanta. Basti pensare che dalla fine degli anni 
’70 e, in particolare dopo la vittoria degli azzurri di Enzo Bearzot nel Mundial ’82 in Spagna, 
fino agli anni ’90 il giornalismo sportivo ha conosciuto un vero e proprio boom.  
      Dal 1976 al 1982 la diffusione dei tre quotidiani è raddoppiata e molteplici sono i motivi. 
<<In parte – scrive nella sua storia del giornalismo Paolo Murialdi – sono di natura politico-
sociale: il desiderio di evasione, il distacco dalla politica e altri stati d’animo simili. In parte 
sono il frutto di abilità e spregiudicatezza giornalistica. Un fattore importante è stato l’aumento 
delle trasmissioni sportive delle televisioni. Invece di provocare un senso di saturazione, lo sport 
in Tv ha avuto un effetto di traino, alimentando l’interesse e la curiosità del pubblico. In 
sostanza questi giornali fanno leva su sentimenti elementari, privilegiando i retroscena dei fatti 
e persino la vita privata degli atleti. A queste scelte si accompagnano lo sforzo di semplificare il 
linguaggio e  uno sfruttamento delle risorse grafiche (titolazione di scatola, uso sofisticato delle 
fotografie, impaginazione forte) che conferisce all’informazione un effetto spettacolare>> (2).  
       Già, in pratica la televisione, nonostante i timori dei presidenti dei club calcistici alla fine 
degli anni ’50, quando la Tv era vista quasi come un nemico in grado di svuotare gli stadi, ha 
contribuito non poco alla diffusione del calcio e di tutto ciò che ruota attorno al fenomeno calcio. 
Che dalle prime partite dei pionieri ad oggi è cambiato veramente tanto. E insieme al calcio sono 
cambiati la figura dell’allenatore (apparsa in Italia attorno al 1912, istituzionalizzata nella 
stagione 20/21 e poi cresciuta a poco a poco di rilevanza, soprattutto a partire dai primi anni ’60 
con il dualismo Herrera-Rocco) e il modo di scrivere di sport e di football sulla carta stampata.  
       Dal giornalismo sportivo degli albori fino alla seconda guerra mondiale pregno di lirismo e 
di epica, si è passati prima al giornalismo tecnico degli anni ’50, poi a quello urlato e 
scandalistico degli anni ’80, passando per il giornalismo popolare, lanciato da Gino Palumbo e 
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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Prisco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Guido Panico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

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Parole chiave

calcio
sport
storia del giornalismo
giornalismo sportivo
campionati mondiali di calcio
campionato di calcio
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