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Strutture e stile del "Mio Carso" di Scipio Slataper

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Anteprima della tesi: Strutture e stile del "Mio Carso" di Scipio Slataper, Pagina 6
Capitolo I – La triestinità di Scipio Slataper 
_______________________________________________________________________________ 
 
 
 
 
 
 9 
letterario e formale che si riduce ad un «tristo e secco mestiere»5. Com‟è stato 
ravvisato giustamente, in questa posizione, comune per altro a Umberto Saba6 e 
Italo Svevo7, «non si tratta soltanto di una poesia che deve guardare alla vita, 
bensì di una poesia che deve fondare la vita: di una triestinità che pretende 
sincerità assoluta dalle carte della letteratura, perché senza di esse non 
esisterebbe»8. Nel frammento iniziale del Mio Carso9, per tre volte Slataper apre 
                                                 
5
 S. SLATAPER, Il mio Carso cit., p. 123. In più occasioni Slataper esprime quest‟idea del ruolo 
sociale della letteratura e del rifiuto di una produzione artistica basata esclusivamente sugli artifici 
retorici: possiamo indubbiamente affermare che «Slataper cerca in tutti i modi di fare emergere la 
sua rinuncia alla letterarietà in nome di una sincerità ritrovata grazie a nuove forme e nuovi valori 
intellettuali» (P. COSENTINO, Scipio Slataper: percorsi di un intellettuale di frontiera, in 
«Sincronie», 2006, n. 19, p. 215). Egli vuole scacciare la sua natura di letterato, si imbarazza delle 
sue capacità di scrittore, si logora poiché non riesce ad esprimere i valori della vita. Scrive infatti 
ad Elody Oblath alla fine del 1909: «Sono – benché a poco a poco mi liberi – un letterato, cioè la 
più antipatica razza umana. Le cose troppo spesso mi diventan immagini di penna, non di anima. E 
sento che esse quando ti toccano son ruvide e ostiche un poco, che tu dovrai fare uno sforzo per 
accoglierle in te. Quand‟uno mi dice: Come scrivi bene, io arrossisco e sento che un rimorso mi 
rode dentro, perché vuol dire che io non so ancora pigliar una cosa nella sua realtà, com‟è, cioè 
profonda, divina, di significato proprio; ma ci appiccico delle mie preoccupazioni, esterne ad essa» 
(S. SLATAPER, Alle tre amiche cit., p. 153). A Marcello Loewy dice il 26 gennaio 1910: «Non 
stupirti: l‟arte è il superamento della letterarietà» (S. SLATAPER, Epistolario, a cura di G. 
Stuparich, Milano, Mondadori, 1950, p. 60). Aderisce entusiasticamente alla «Voce» per la 
vocazione sociale della rivista. A Gigetta Carniel confida da Firenze il 25 marzo 1910: «Ah, ah: 
m‟hai colto letterato. Ma non letterato, vedi: la letteratura è far della poesia ispirati da parole 
stampate; è aver sentimenti finti ecc. Invece nella Voce – meno qualche volta – ci si occupa di 
questioni vive, contemporanee, sociali, artistiche, ecc. Cose non divertenti, sotto un certo punto di 
vista» (S. SLATAPER, Alle tre amiche cit., p. 89). Da Amburgo scrive ancora ad Elody l‟1 luglio 
del 1913: «Vedi Elody, io ho pensato che è meglio non aver dubbi su se stesso, nella propria 
capacità creativa: bisogna nutrire tutto l‟uomo; se resiste è poeta, se no schiatta, ma almeno ha 
fatto qualche cosa. Ma essere un poetino, magari stupendo, magari Petrarca, rinunzio. Bisogna 
partecipare attivamente alla vita, in tutti i modi che si può: il resto vien da sé o non esiste» (ibidem, 
p. 294). Particolarmente significativo a tal proposito è l‟articolo di Slataper Ai giovani intelligenti 
d’Italia, pubblicato sulla «Voce» del 26 agosto 1909 e raccolto poi in S. SLATAPER, Scritti 
letterari e critici, a cura di G. Stuparich, Milano, Mondadori, 1956, pp. 184-189. Su quest‟articolo 
si veda E. RAIMONDI, Prime lezioni. Scipio Slataper – Giovanni Boine, a cura di A. Battistini, F. 
Curi e W. Romani, Bologna, Pendragon, 2004, pp. 39-80. 
6
 Saba parla di letteratura come «menzogna» (U. SABA, Storia e cronistoria del canzoniere, 
Milano, Mondadori, 1948, p. 24). 
7
 Svevo definisce la letteratura «ridicola e dannosa» (I. SVEVO, Saggi e pagine sparse, a cura e 
con prefazione di U. Apollonio, Milano, Mondadori, 1954, pp. 289-290). 
8
 A. ARA, C. MAGRIS, Trieste. Un’identità di frontiera, Torino, Einaudi, 2007, p. 16. 
9
 Si veda altresì il paragrafo 3.4. 
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Informazioni tesi

  Autore: Antonino Isgrò
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Giorgio Forni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

FAQ

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