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Studio della deviazione percettiva di campioni audio restaurati digitalmente

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Anteprima della tesi: Studio della deviazione percettiva di campioni audio restaurati digitalmente, Pagina 5
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(archivistica), bensì quella personale, strettamente collegata al mondo introspettivo e 
soggettivo. La figura 2 riassume i diversi criteri di restauro appicabili sulla base del tipo di 
utilizzo. I fruitori ascolteranno i file con l’attrezzatura di oggi, per cui il criterio è 
evidentemente il secondo e le scelte si baseranno prevalentemente sull’estetica. 
Non interessano, quindi, le problematiche inerenti la veridicità storica e le diverse filosofie di 
lavoro riguardanti le copie conservative. Il bello o brutto di oggi non dipendono da come 
l’audio arrivava dalla tromba di un fonografo alle orecchie dei nostri antenati, ma solo dalla 
concezione odierna di “giustezza”. 
Il lavoro vuole essere anche di utilità per l’individuazione di un orientamento operativo nella 
definizione del concetto di “file restaurato”. Il riversamento da vecchio a nuovo supporto 
necessita di un miglioramento della qualità audio. Ciò è possibile tramite i nuovi processi di 
gestione del segnale e software dedicati. Le potenzialità non mancano e con il digitale si può 
manipolare il suono in modo molto pervasivo. Il problema è sempre il come e quando 
preservare i seguenti livelli sulla base dell’ascolto finale [Canazza – Casadei, 2006]: 
- ESECUZIONE: esecuzione e interpretazione dell’artista coadiuvata dall’ impronta 
acustica del locale 
- REGISTRAZIONE: alterazione del livello esecutivo tramite la tecnica (attrezzature, 
mixaggio, multitraccia) 
Ciò su cui si va ad agire sono le alterazioni di tipo intenzionale, come ad esempio i sistemi di 
riduzione del rumore impiegati in fase di presa. Non è detto, invece, che si debba intervenire 
sulle alterazioni involontarie quali imperfezioni dovute a mancanze della tecnica o delle 
capacità umane. Vi è poi un livello ulteriore, esterno alla musica e dipendente dal supporto. 
E’ quello che riguarda il degrado fisico dovuto al tempo ed agenti esterni. Da esso e 
dall’attrezzatura di trasporto da un supporto ad un altro, dipende gran parte del lavoro di 
restauro riguardante l’eliminazione del cosiddetto “rumore”.  
E’ inopportuno lavorare su file non originali. Ai difetti, voluti o meno, della matrice, si 
sommano le manipolazioni di utenti intermedi dei quali non conosciamo gli interventi e 
neppure le capacità tecniche. Ricostruire la catena del restauro è sempre difficoltoso e non 
vale la pena di aumentare ulteriormente le problematiche in gioco se non è strettamente 
necessario. Il caso migliore è quello che permette di lavorare direttamente con la matrice o la 
prima “edizione” audio. Un’adeguata attrezzatura, il meno possibile distorcente, farà il resto, 
inoltre la conoscenza filologica del difetto da eliminare evita molte volte inutili e rischiose
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Informazioni tesi

  Autore: Sonia Cenceschi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Conservatorio G. Verdi - Como
  Facoltà: Musica Elettronica e Tecnologie Audio
  Corso: Discipline Musicali
  Relatore: Giorgio Klauer
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

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Parole chiave

statistica
musica
analisi multivariata
musica elettronica
mds
multidimensional scaling
restauro audio
restauro digitale
audio restoration
pulizia audio

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