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Studio sperimentale sul comportamento del calcestruzzo fibrorinforzato sottoposto a fatica

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Anteprima della tesi: Studio sperimentale sul comportamento del calcestruzzo fibrorinforzato sottoposto a fatica, Pagina 10
___________________________________________________________CAP. 2 STATO DELL’ARTE 
P a g i n a | 12  
 
Per confezionare un calcestruzzo lavorabile con un dosaggio di cemento 
relativamente basso, è preferibile disporre di un aggregato ben assortito con i granuli 
di diverse dimensioni. E’ quindi consigliabile adottare una granulometria continua ed 
incrementare la frazione fine tenendo conto della quantità totale di aggregati. Volendo 
aumentare la lavorabilità si potrebbe ridurre il rapporto d’aspetto delle fibre (rapporto 
tra la lunghezza lf e il diametro equivalente df della fibra) e al tempo stesso aumentare 
il loro volume Vf, in modo da garantire la stessa duttilità ed evitare una diminuzione 
del carico ultimo che il conglomerato è in grado di sopportare. Nei calcestruzzi ordinari 
gli inerti di dimensione inferiore ai 5 mm occupano circa il 54% del volume totale del 
conglomerato (D.J. Hannant, 1978). Questa relazione deve determinarsi in maniera che 
il contenuto di acqua sia il minimo da permettere il raggiungimento della lavorabilità e 
resistenza desiderata (J.S.C.E. 1988). 
Non esiste una distribuzione granulometrica “ideale” che possa essere adottata 
per tutti i conglomerati in quanto le condizioni sperimentali nelle quali il miscuglio 
viene preparato possono variare entro limiti così ampi che di volta in volta è necessario 
scegliere la distribuzione granulometrica ottimale. Come si apprezza nella Figura 2.3, 
fissati il rapporto acqua-cemento, la dimensione massima degli aggregati, il tipo ed il 
volume delle fibre, esiste una relazione aggregati fini/aggregati grossi ottimale, ossia 
quella che proporziona la massima lavorabilità. 
Per una più precisa e completa caratterizzazione della granulometria di un 
aggregato, si ricorre solitamente alla rappresentazione grafica del passante cumulativo 
in funzione dell’apertura del setaccio, definendo così delle curve granulometriche. La 
rappresentazione grafica consente di rilevare, immediatamente, tutte le caratteristiche 
granulometriche dell’inerte: il diametro massimo (Dmax), quello più piccolo e 
soprattutto l’assortimento che è inversamente proporzionale alla pendenza della 
curva. 
Per determinare la migliore distribuzione granulometrica percentuale degli 
aggregati (p%), vale a dire in grado di ottenere la massima densità del conglomerato 
con il minimo dosaggio di cemento e la massima lavorabilità, si utilizza molto spesso la 
curva di Bolomey (Figura 2.4). Essa è funzione del diametro massimo dell’aggregato 
utilizzato (Dmax), della percentuale in peso di cemento rispetto a tutti i solidi presenti
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Informazioni tesi

  Autore: Luca Manfrin
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Giovanni Plizzari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 254

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