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Teatro nei luoghi del disagio psichico: L’Accademia della Follia di Misculin e un confronto con un’esperienza delle origini, Marco Cavallo

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Anteprima della tesi: Teatro nei luoghi del disagio psichico: L’Accademia della Follia di Misculin e un confronto con un’esperienza delle origini, Marco Cavallo, Pagina 4
 6
1.2 L’incontro tra teatro e follia nel mondo 
contemporaneo 
 
In Italia il teatro entra nelle istituzioni manicomiali solo ad un certo 
punto, molto di recente, all’incirca negli anni Settanta in coincidenza con le 
battaglie dell’antipsichiatria e con l’impegno triestino di Basaglia ed è uno 
di quei tanti strumenti utilizzati per portare la follia e i matti sulla scena 
pubblica. Come afferma Canosa “tutto il secolo diciannovesimo è percorso 
da tendenze che mirano ad eliminare nel trattamento del malato di mente i 
mezzi coercitivi tradizionali fino a configurare in alcuni anche l’abolizione 
di asili chiusi e del relativo divieto per gli alienati di abbandonare il luogo di 
ricovero”
5
. 
Il manicomio cominciava ad essere esplorato in profondità. Se il 
“settecento era stato l’anno del ‘grande internamento’ indifferenziato 
(delinquenti, vagabondi, folli,ecc.)”
6
, all’800-900 veniva accostato il termine 
‘psichiatrico’.  Nel 900 “il manicomio, nel suo isolamento […] permetteva 
che la malattia mentale con il conseguente svilimento del paziente, 
esercitasse i suoi effetti dannosi comprimendo lo sviluppo della persona, 
la sua individualità, le iniziative, appiattendone l’esistenza, riducendo le 
relazioni interpersonali, l’esercizio della libertà, la difesa della dignità 
personale”
7
. 
Quando affermo che l’istituzione manicomiale veniva studiata in 
profondità mi riferisco inoltre alla situazione che vi era all’interno di queste 
strutture. Uno dei tanti esempi che riporto di seguito non rappresenta il 
caso particolare, ma in questo si può leggere la condizione che in 
generale  vi si poteva trovare. 
“[…] In questo manicomio dove erano rinchiusi 608 pazzi provenienti 
da varie province, l’uso dei mezzi di coercizione superava ogni 
immaginazione. L’uso di ceppi e di catene di ferro ai polsi ed alle caviglie 
era abituale ed essi venivano applicati non occasionalmente o per poche 
                                                 
5
 CANOSA R., Storia del manicomio in Italia dall’Unità a oggi, Feltrinelli, Milano, 1979, p. 77. 
6
 Ibid., p. 87. 
7
 dal sito www.cestim.it 
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Informazioni tesi

  Autore: Elena Buono
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione pubblica, della cultura e delle arti
  Relatore: Roberta Gandolfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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Parole chiave

basaglia
disagio psichico
follia
marco cavallo
matti
misculin
teatro
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