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Tra Prima e Seconda Repubbilca. Il caso Scicli

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Anteprima della tesi: Tra Prima e Seconda Repubbilca. Il caso Scicli, Pagina 6
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carbonara, contrapposta alla loggia massonica degli Spadaro e dei marianisti, e l’entusiastica 
adesione alla spedizione garibaldina avevano indubbiamente l’obiettivo di far tornare 
l’amministrazione dell’opera Busacca a Scicli, ponendo fine al ruolo predominante di Palermo. In 
questo modo, essi avrebbero potuto beneficiare delle rendite per rafforzare le proprie posizioni. 
Insomma, un progetto gattopardiano, che mirava a cambiare tutto per lasciare ogni cosa immutata. 
 
 
2. Un socialismo “confessionale” 
 
2.1. Primi esperimenti socialisti 
La grave crisi economica che colpì l’Italia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta 
dell’Ottocento ebbe ripercussioni ancora più gravi in Sicilia, dove la conversione agro-colturale 
attuata da molti coltivatori non portò i guadagni sperati. Per di più, la politica agricola del Governo 
non premiava i nuovi imprenditori agricoli, che divennero così un’importante base d’ascolto per chi 
da tempo tentava di rivolgersi agli strati popolari per aggregarli e farne una forza politica autonoma. 
Nel Modicano, a promuovere questa azione fu Giuseppe De Stefano Paternò, un giovane 
avvocato radical-socialista, con cui collaborò anche lo sciclitano Francesco Mormina Penna, 
avvocato e studioso del pensiero mazziniano. 
La prima esperienza socialista si realizzò con la nascita dei Fasci dei Lavoratori, in cui 
confluirono operai, contadini, artigiani e alcuni piccoli imprenditori agricoli. A differenza di quanto 
avvenne nel resto dell’isola, i Fasci iblei non assunsero caratteri rivoluzionari, ma si mantennero 
sempre su un piano di assoluta legalità, limitandosi a proporre interventi di riformismo progressista. 
Ciò non bastò, comunque, a garantirne la sussistenza: i ceti dominanti vedevano nell’esperienza 
portata avanti dal De Stefano una pericolosa organizzazione, che si contrapponeva al blocco 
dominante. L’azione repressiva decisa dal governo Crispi colpì dunque anche i Fasci del 
circondario modicano. 
 
2.2. La penetrazione del metodismo 
La presenza di confessioni non cattoliche nel territorio dell’attuale provincia di Ragusa 
risultava nell’Ottocento assolutamente marginale. Solo a partire dagli anni Ottanta di quel secolo, le 
ideologie protestanti iniziarono a trovare ascolto, in particolar modo a Vittoria e Scicli. In questa 
città, fu Giovanni Busi ad introdurre la dottrina evangelica nel 1897. Egli trovò seguito facilmente 
tra i braccianti e gli operai, costretti a lavorare in condizioni miserevoli. 
 Ma il radicamento della Chiesa metodista a Scicli fu soprattutto opera di Giovanni Gattuso di 
Brancaccio, un barone meridionale, ex garibaldino, che si fece promotore di un largo movimento 
operaio, basato sulla Società agricola e sulla Società operaia, che confluirono poi nei Fasci dei 
lavoratori. La repressione del governo Crispi portò in carcere anche lo stesso Gattuso, la cui opera 
di pastore fu proseguita a Scicli da Lucio Schirò. 
Nato nel 1877 a Parco (oggi Altofonte, in provincia di Palermo), Schirò entrò in contatto con 
ambienti socialisti in Umbria, dove prestava servizio per la Guardia di Finanza. Abbandonata la 
poco amata carriera militare per dedicarsi all’opera pastorale, fu trasferito a Scicli nel 1908. Due 
anni dopo nacque in città, ad opera dell’avvocato Ignazio Piccione, la prima sede del PSI, che vide 
lo Schirò tra i più assidui frequentatori, tanto che, nel 1913, questi inizierà a pubblicare un 
quindicinale, dal titolo Semplicista!, che diverrà organo di informazione della locale Chiesa 
evangelica e del circolo socialista insieme. La pubblicazione sarà però interrotta dalla chiamata alle 
armi del direttore nel 1917. 
 
2.3. L’attività politica di Schirò 
Dopo il ritorno a Scicli, Schirò trovò una Sicilia profondamente cambiata: il caroviveri, la 
disoccupazione, i problemi della smobilitazione dell’esercito e le agitazioni sociali disegnavano il 
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Tra Prima e Seconda Repubbilca. Il caso Scicli

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Informazioni tesi

  Autore: Rudy Francesco Calvo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Rita Di Leo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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