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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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Anteprima della tesi: Tragedie a lieto fine del primo Settecento, Pagina 12
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tragedie di Eschilo, ma quelle di Euripide <<la maggior parte delle quali si 
conclude con la sventura>>.
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Dovremmo insomma ipotizzare che gli altri tragici, tra cui lo stesso Eschilo, 
avessero scritto un maggior numero di opere a scioglimento lieto rispetto 
all’autore dell’Alcesti, e lo stesso dovrebbe valere per Sofocle. Si osservi inoltre 
che la struttura delle trilogie poteva comportare un lieto scioglimento solo 
nell’ultimo dramma della serie, che, vertendo su di una singola vicenda 
fondamentale, poteva essere letta come un unico intreccio a più nodi. Potrebbe 
essere il caso dell’Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi), che si conclude 
con l’assoluzione di Oreste, ma i cui singoli drammi costituiscono di per sé casi 
controversi, poiché i primi due narrano sì la distruzione di una stirpe e  trasudano 
orrore e morte, ma le vittime sono a loro volta assassini che pagano i loro delitti, 
insomma  più eroi malvagi che medi, come avrebbe voluto Aristotele. L’ultimo 
testo invece, ha senza dubbio un finale lieto, visto che Oreste vi è assolto e le 
Erinni si tramutano in Eumenidi, e ciò nonostante l’assoluzione di un matricida 
potesse essere interpretata come un fatto poco felice, almeno agli occhi degli 
uomini del Settecento. 
Anche il funesto Prometeo incatenato proseguiva e si concludeva 
positivamente nel Prometeo liberato, non pervenuto. 
Tra le sette tragedie conservate di Sofocle, troviamo un lieto fine integrale nel 
Filottete
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 ed un caso ambiguo nell’Edipo a Colono, dove la morte finale dell’eroe 
è una fine serena e liberatrice, una scelta di purificazione con cui Edipo si redime. 
E’ chiaro che il lieto fine nelle tragedie greche non può essere interpretato con gli 
stessi criteri applicabili a tragedie moderne, e dovrà tenere conto del sistema 
culturale e storico in cui quei testi si collocavano, nonché dei meccanismi di 
ricezione ad essi connessi.  
                                                          
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<< αι̉ πολλαὶ αυ̉του̃ ει̉ς δυστυχίαν τελευτω̃σιν>>. Si cita da ARISTOTELE, Poetica, a cura di 
Diego Lanza, Milano, Rizzoli, 1995 ( prima ed.1987), pag. 159. 
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Questo grosso modo l’intreccio: Neottolemo ed Ulisse arrivano sull’isola di Lemno, dove 
Filottete è stato abbandonato dai Greci, per impadronirsi del suo arco, senza il quale Troia non 
potrà essere espugnata. Dopo che i due hanno tentato con l’inganno di indurre Filottete a seguirli o 
almeno di impadronirsi dell’arco, costui, saputa la verità, oppone loro resistenza e non vuole 
tornare in guerra. L’intervento ex machina di Eracle convince l’eroe a partire, con la promessa che 
sarà risanato dalla piaga che lo affligge e si conquisterà la gloria..  

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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Buonomano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Beatrice Alfonzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 473

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