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Una stagione di talk: analisi dei programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale del 2013

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un’ulteriore garanzia di credibilità a quanto in quella sede viene discusso, affermato, 
annunciato. La contaminazione, cui si assiste in Italia a partire dai primi anni Ottanta 
quando politici e campagne elettorali approdano nei salotti della tv
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 e non soltanto più 
nella sobria e sostenuta Tribuna Politica in onda sulla Rai fin dagli anni Sessanta, tra i 
modelli di comunicazione realizzati dal talk show e la decisa prerogativa conferita agli 
elementi giornalistici ed informativi ha creato così un tipo di programmi dal carattere 
coinvolgente e dallo stile molto riconoscibile: la conversazione intimistica e la cosa 
pubblica convergono a creare un fenomeno in cui sfumano i confini semantici tra 
audience ed elettorato e del quale né la politica né la televisione sembrano più poterne 
fare a meno. Da quel momento in poi al politico viene richiesto, ed egli stesso non può più 
esimersi, di esprimersi in modo diverso e di ampliare oltre i confini degli obiettivi più 
strettamente politici il suo lessico, il suo stile e la sua apparenza. 
 
La tipologia e l’analisi della programmazione di talk show proposta da Pezzini 
assume come proprio criterio di riferimento la conversazione ordinaria (Pezzini 1999: 31-
36) e quindi il confronto tra quest’ultima, caratterizzata da un grado maggiore o minore di 
spontaneità e, in ogni caso, dall’impossibilità di essere totalmente predeterminata e 
prevedibile, e lo “spettacolo della parola”, che in quanto programma televisivo si 
caratterizza per la sua natura necessariamente mediale (oltre che mediata), simulata e 
soggetta a vincoli testuali precedenti la sua messa in onda (scrittura, scenografia, regia, 
etc.). 
L’autrice rileva come, nonostante queste differenze strutturali, la mimesi o la 
simulazione della spontaneità della conversazione ordinaria sia una delle maggiori finalità 
e il tratto principale dei programmi basati sulla parola e il dialogo. La spettacolarità, e 
quindi il loro essere più o meno esplicitamente costruiti per un pubblico extratelevisivo 
che per sua stessa natura non può partecipare all’interazione messa in scena, comporta 
però, in secondo luogo, la necessità di stabilire delle regolarità e di lavorare su questi 
elementi di riconoscimento (il genere appunto) che fanno riferimento o rielaborano la 
                                                           
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 La prima significativa apparizione di un politico in un salotto televisivo, quindi al di fuori della 
controllata cornice dedicata alla tribuna politica, è la partecipazione nel 1976 di Giulio Andreotti, 
allora Presidente del Consiglio, a Bontà Loro, condotto da Maurizio Costanzo su Raidue, che tra 
l’altro è considerato il primo esperimento di talk show della televisione italiana. (Novelli 2005: 251)
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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Parato
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione e Culture dei Media
  Relatore: Ugo Volli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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