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Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea

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Anteprima della tesi: Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea, Pagina 10
Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea | 16 
 
ordine di importanza, la tragedia era vista come una competizione agonistica in cui 
scontrarsi per riscattare ideologie e sentimenti civili2. 
 I tre aspetti, religioso, politico e agonistico, nell‟evento teatrale erano ben 
connessi tra loro tali da far risultare complessa la loro articolazione, molto più 
complessa di quanto non lo sia nel teatro moderno. In questa sede non si cerca però di 
indagare i termini di confronto fra le due concezioni del teatro, antica la prima e 
moderna la seconda, ma ciò che si è voluto fare con questa premessa è stato quello di 
offrire al lettore una panoramica generale degli aspetti peculiari del teatro tragico. 
 Perciò, in diretta connessione con ciò che è stato scritto nelle righe precedenti, è 
possibile affermare che anche Euripide, quando decise di fare di Medea la protagonista 
di una tragedia, conoscesse e avesse ben chiare le tre caratterizzazioni del teatro 
classico. 
1.1 Euripide: il punto di vista di un ateniese del V secolo 
Scritta nel 431 a.C., Medea è nell‟ottica di Euripide, una donna barbara, che ha 
aiutato l‟eroe greco Giasone a conquistare il vello d‟oro, che lo ha sposato e che è 
venuta in Grecia, a Corinto, dove i suoi figli, per mano sua, sono morti. 
L‟interpretazione del drammaturgo ateniese, per quello che l‟antichità ha tramandato si 
gioca dunque tutta su due piani paralleli di prospettive: da un lato c‟è quella di cittadino 
ateniese del V secolo, dall‟altra quella di un innovatore, moderno nel modo di 
interpretare la realtà e fortemente critico nei confronti della società.  
Nell‟analizzare il primo aspetto con cui Euripide scrive la tragedia si può 
innanzitutto porre l‟accento su due temi che nel cittadino ateniese producono paura e 
ansia: il maschilismo e la xenofobia. Questa sua particolare impostazione, Atene la deve 
alle radici del suo passato che, nel passaggio dal rito al mito, ‹‹ha dato al principio 
paterno il più puro sviluppo e ha condannato la donna ad una posizione subordinata››3 
(Bachofen, 1949: 68). Pertanto, fatte queste premesse, la potenza distruttiva dell‟amore 
di Medea spinto fino al limite e il suo desiderio di vendetta, sono visti dal cittadino 
                                                 
2
 A tale proposito basti ricordare l‟importanza che veniva attribuita alle competizioni sportive. 
3
 Cfr. J.J. Bachofen, Le madri e la virilità olimpica. Studi sulla storia segreta dell‟antico mondo 
mediterraneo, introduzione di J. Evola, Bocca, Milano 1949, p.68 
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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Romani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Laura Faranda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

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