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Viaggiatori italiani nei principati romeni tra XVII e XVIII sec.: Anton Maria Del Chiaro

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Anteprima della tesi: Viaggiatori italiani nei principati romeni tra XVII e XVIII sec.: Anton Maria Del Chiaro, Pagina 6
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“Costumano anco, quando si maritano, far banchetti per tre giorni e tre notti continue, dove non si 
fa altro che mangiare e bere, ballare, sonare e cantare, imbriacandosi uno con l‟altro; solo la sposa 
per il primo giorno non mangia cosa alcuna, ma sempre deve star in ballo con la faccia coperta 
sino a notte, in modo che nè anco lo sposo la può vedere sino a mezza notte, quando vanno a 
consumare il matrimonio. Quando vanno alla chiesa per sposarsi, la donna sta in ginocchioni 
avanti l‟altare con la faccia coperta e l‟huomo in piedi con la beretta in testa; finita poi la ceremonia, 
escono dalla chiesa, accompagnati da parenti, li quali  vanno sonando diversi instrumenti avanti la 
carozza dove và la sposa, et in ogni piazza bisogna che la sposa smonti di carozza e balli con tutti 
che l‟invitano. Gl‟altri vanno a cavallo, quando però la sposa è forastiera. Giunti alla casa della 
sposa, si cominciano di nuovo li balli, e li vecchi come giovani fanno il loro ballo con la sposa e poi 
ciascheduno si pone a tavola a mangiare, dove sono serviti da padroni della casa, e per il primo 
giorno lo sposo serve anche lui in tavola. Quando passa un forastiero che essi se n‟accorghino, 
l‟invitano a bere, e se quello rifiutasse l‟invito, essi lo prendono per forza in braccio e s‟imbriaca 
(stimando esser gran vergogna se uno forastiere partisse da loro senza esser imbriacato); e quello 
di poi bestemia e maledice il padrone che l‟hà invitato, in vece di ringraziarlo.”   
 
 
     Anche per quanto concerne le danze e le onoranze funebri, 
Barsi è molto preciso nelle sue descrizioni:9 
 
“I Moldavi dunque e tutti habitanti in questa provincia, quando vogliono far qualche ballo, si 
pongono li stivali con li ferri a piedi, e li huomini comme donne li portano di diversi colori; le donne 
però hanno il ferro al piede alto  più di quello degl‟huomini; e, volendo principiare il ballo, suonano 
prima diversi instrumenti come violini, sordelline, piffari, tamburi, collascioni con tre corde, e poi si 
prendono per la mano un huomo et una donna e fanno una fila lunga e sempre saltano gridando e 
battendosi i piedi uno con l‟altro, e, doppo haver saltato un pezzo, si stringono assieme in modo 
d‟un cerchio e saltano come di sopra. Quando muore qualcuno sogliono tenerli in casa per lo 
                                                          
9
 Ivi, pp. 301 – 302. 

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Viaggiatori italiani nei principati romeni tra XVII e XVIII sec.: Anton Maria Del Chiaro

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Francesco Di Gioia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Marco Cugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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