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Vita di strada e cultura della precarietà

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Anteprima della tesi: Vita di strada e cultura della precarietà, Pagina 14
intercettati dalle performance di richiesta; confini giuridici, che dispongono le norme di 
accesso e di fruizione degli spazi urbani e che a volte chi vive in strada non rispetta; 
nonché i confini temporali, che separano la notte dal giorno e che spesso scandiscono il 
passaggio dagli “interstizi” (in cui si dorme) ai “luoghi pubblici” (in cui si staziona durante 
il giorno). 
Questa pratica di attraversamento dei confini – che, salvo qualche eccezione, non 
sembra divergere molto da ciò che ogni cittadino domiciliato fa ogni giorno –  possiede 
una caratteristica ed una conseguenza particolari:  la prima è di apparire socialmente come 
una “violazione”; la seconda, ossia la conseguenza, è quella di mettere in evidenza, e 
“svelare”, la fitta rete di confini che si dispiega all’interno della città. La pratica di 
attraversamento delle persone di strada, oltre a connettere spazi che sono materialmente e 
simbolicamente diversi tra loro, svela – attraverso l’evidenza di corpi non-sociali e di 
comportamenti non-urbani – la presenza dei molti confini che separano e dominano gli 
spazi e le persone. Di questi confini l’intera cittadinanza – compreso chi scrive – possiede i 
mezzi e le chiavi d’accesso (auto, abbigliamento, denaro, documenti di identità; nonché 
ruoli, status e titoli): esse consentono di attraversare i confini senza violarli – e dunque 
senza farne esperienza – e di ribadirne l’esistenza e la necessità. Chi vive in strada non 
possiede queste chiavi: ha solamente il proprio corpo e le pratiche che conosce, per vivere 
in città. 
Le persone di strada a volte si trovano – più per necessità che per interesse – a 
violare confini fisici o formali, come un recinto o un divieto. Assai spesso però le loro 
pratiche vitali e la loro stessa presenza in un luogo, comportano la violazione di quei 
confini sociali e culturali che, una volta svelati, appaiono tanto assurdi quanto “sacri”: 
riposare, coi vestiti logori, su una panchina; mangiare seduti davanti a una chiesa; bere e 
poi crollare addormentati lungo il marciapiede; entrare, sudati e claudicanti, nel centro 
commerciale della Stazione; fermare una persona e “recitargli” una battuta spiritosa in 
cambio di qualche moneta. Sono comportamenti e pratiche che spaventano e disorientano 
la società – violata nel suo ordine civile ed estetico – e che comportano spesso, per chi li 
attua, umiliazioni, insulti, ed estenuanti controlli di polizia. 
Nonostante questi “inconvenienti” – nonostante cioè vi siano continue limitazioni, 
poste dalla cultura dominante, alle pratiche urbane di chi non ha una casa – le persone di 
strada continuano, ogni giorno, a delineare il proprio spazio vitale tramite gli 
attraversamenti, materiali e simbolici, dei confini che organizzano e regolano la società 
metropolitana: facendo ciò, essi connettono tra loro spazi contrapposti, spesso estranei gli 
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Vita di strada e cultura della precarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Boni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enzo Campelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

FAQ

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