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Voci e sguardi del Rwanda. Il genocidio tra distorsioni giornalistiche e rappresentazioni rwandesi.

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Anteprima della tesi: Voci e sguardi del Rwanda. Il genocidio tra distorsioni giornalistiche e rappresentazioni rwandesi., Pagina 5
inviati sul luogo, avrebbero dovuto compiere un passo in più, inserire gli 
avvenimenti  in  una  cornice.  Nell’ambito  di  quattro  mesi  di  articoli  si 
sarebbe  potuto  approfondire,  contestualizzare.  Sarebbe  bastato  fare  una 
ricerca seria in biblioteca, consultare un numero di fonti più alto, consultare 
la bibliografia specialistica in materia, documentarsi.
Il pubblico si sarebbe potuto fare un’idea diversa dai watussi e pigmei che 
si  scannano  per  via  di  un  odio  atavico  tribale,  se  qualcuno  gli  avesse 
mostrato  quei  contesti,  se  qualcuno  avesse  cercato  per  loro  le  diverse 
responsabilità  di  una  simile  tragedia,  se  qualcuno  avesse  tentato  di 
documentarsi sul passato coloniale. Al contrario ci si è adagiati su alcuni 
stereotipi non solo semplicistici ma addirittura erronei e pericolosi:
Il discorso mediatico, nei limiti del suo «approccio sensazionalistico», ha 
fornito  una  lettura  della  tragica  vicenda  ruandese  in  termini  di  conflitto 
etnico, se non tribale, ricorrente e di per se stesso inevitabile, e rafforzando 
quella  rappresentazione,  retorica  e  comune,  del  «continente  selvaggio»  e 
«selvaggiamente violento». L’Africa dei media, ancora nel terzo millennio, 
è  popolata  da  società  dagli  «strani  costumi»,  da  una  umanità  dolente, 
condannata da e per sempre alla penuria, che sembra ritrovare le sue forze 
solo nell’esercizio di una violenza atavica e irragionevole, naturale e ferina.
Un’assenza,  quasi  totale,  di  approfondimento  sulle  ragioni  che  hanno 
preparato e motivato l’agire genocidario ha di fatto contribuito a restituire 
una incomprensibilità di fondo 3
La versione che ci è stata offerta, quella del tribalismo, di un primitivismo 
della  società  africana,  ha  fatto  in  modo  che  l'opinione  pubblica  non  si 
dovesse confrontare con le sue responsabilità:
 
Il  faut  tout  faire  pour  que  ces  communautés  puissent  un  jour  prendre 
conscience  de  ce  qu'ont  été  et  de  ce  que  sont  devenues  les  catégories 
identitaires  hutu  et  tutsi,  pour  que  cessent  les  massacres.  Mais,  pour 
l'opinion des pays riches, il  est  tellement plus rassurant de penser que le 
génocide rwandais est une guerre ethnique, une guerre raciale, une guerre 
tribale! «Ces gens-là ne sont pas comme nous» donc cela ne peut pas se 
produire  chez  nous.  Et  pourtant,  la  Yougoslavie...  La  Yougoslavie  ou  se 
déroule une «guerre ethnique» qui n'en est pas vraiment une, mais qui l'est 
3 Fusaschi, cit., pag. 13
7

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Finocchiaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Pietro Veronese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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