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Interventi riabilitativi sui disturbi del comportamento attraverso le arti marziali: la capoeria una possibile risorsa

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Riccobono
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Psicologia Clinica e Neuropsicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Vincenza Tarantino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

I disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta comprendono condizioni che comportano problemi di autocontrollo delle emozioni e dei comportamenti. Essi sono i soli in cui questi problemi si manifestano attraverso comportamenti che violano i diritti degli altri e/o che mettono l’individuo in contrasto significativo con norme sociali o figure che rappresentano l’autorità (DSM-V, 2013). Tra i disturbi che si presentano in età evolutiva troviamo il Disturbo esplosivo intermittente, il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) e il Disturbo della Condotta (DC). Molto spesso i disturbi del comportamento sono diagnosticati in comorbidità con altri disturbi di personalità, disturbi dell’apprendimento, e disturbi del neurosviluppo. Uno dei disturbi più frequentemente associato a disturbi del comportamento è l’Attention Deficit Hyperactivity Disorder, comunemente abbreviato ADHD, la cui caratteristica principale evidenziata dal DSM-5 (2013), è un persistente pattern di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo.
Nella riabilitazione dei disturbi del comportamento in età evolutiva si andrà a intervenire sullo sviluppo delle capacità di autosservazione e di analisi delle situazioni in cui hanno manifestato crisi di rabbia, sulle capacità di riconoscimento delle emozioni, e sul far aumentare l’empatia cognitiva, sull’incapacità a definire cosa sia moralmente giusto o sbagliato, a causa di uno sviluppo inadeguato del senso di colpa. Nella riabilitazione con i bambini che presentano comorbilità tra i disturbi del comportamento e l’ADHD, invece, bisognerà intervenire sui processi di problem solving e di tolleranza alle frustrazioni. Alcune tecniche terapeutiche di riabilitazione prevedono la pratica di attività sportive.
Soffermandomi sull’utilizzo delle arti marziali come intervento terapeutico, diversi studi hanno dimostrato che gli effetti terapeutici che si ottengono sono: 1. Il creare un’immagine positiva di sé stessi, sperimentando le proprie capacità, aumentando l’autostima.
2. L’acquisire capacità relazionali con gli altri, sperimentando anche l’empatia. 3. Lo sperimentare relazioni significative, come i rapporti collaborativi.4. L’usare la moderazione, il giudizio e il discernimento, ovvero riconoscere i valori etici che stanno dietro alle regole del vivere sociale. 5. Il rafforzare la perseveranza e il controllo delle reazioni.
Ad esempio, dal punto di vista neuropsicologico e psicologico, nella pratica del Judo vengono attivate alcune competenze che spesso risultano compromesse nei bambini con ADHD: armonia tra corpo e mente, capacità di autocontrollo e gestione dell’aggressività, senso del rispetto delle regole e dei turni, accettazione della frustrazione, capacità attentive.
Nel caso specifico la Capoeira, attraverso le tecniche marziali e la valorizzazione del corpo, riesce a favorire il cambiamento comportamentale del bambino promuovendo i legami sociali che si creano all’interno della lezione, e aiutando a sviluppare le capacità di riconoscimento, modellazione e controllo delle emozioni proprie e altrui, che si impara ad esprimere durante la lezione. Infine, come tutte le altre arti marziali, favorendo lo sviluppo dell’autoefficacia, dell’autostima, migliora lo schema corporeo e aiuta ad avere una maggiore consapevolezza e padronanza della propria corporeità, migliorandone anche l’orientamento spaziale e la coordinazione motoria. Essa diventa un modello di arte marziale/clinica, capace di promuove la sensibilità culturale verso i più emarginati e la partecipazione collettiva.
In conclusione quindi la capoeira in quanto arte marziale di gioco/danza/lotta orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, relazionale e psicosociale dell’individuo, potrebbe essere anche lei una possibile risorsa.

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1 INTRODUZIONE La Capoeira è una disciplina marziale di gioco/danza/lotta orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, relazionale, affettiva e psicosociale dell’individuo. Io la pratico da una quindicina di anni e, da alcuni anni, la insegno ai bambini dai 3 ai 12 anni in qualità di docente. Proprio da questa premessa nasce questa tesi, in cui andrò a intrecciare la disciplina della Capoeira alla psicologia; nello specifico, esponendone le potenzialità, svilupperò la tesi della capoeira come una potenziale tecnica riabilitativa per i bambini con disturbi del comportamento in età evolutiva, portando anche come esempi due progetti terapeutici, in cui è stata utilizzata la Capoeira all’interno di due percorsi riabilitativi differenti, il primo rivolto proprio ai bambini con disturbi del comportamento, mentre il secondo rivolto alle coppie genitore-figlio. Già nella tesi triennale ho esposto quali sono le intersezioni dinamico cliniche tra la psicologia e la Capoeira, e in questa prospettiva ho approfondito la Capoeira come metodo potenziale di intervento integrativo volto alla promozione del benessere psichico, associandola alle arti-terapie. Il movimento corporeo e la musica, specifici della Capoeira, sono i principali strumenti di intervento all’interno di processi interpersonali, finalizzati a migliorare la relazione con l’altro e il riconoscimento delle proprie emozioni e sensazioni. Nel primo Capitolo ho descritto le caratteristiche principali dei disturbi comportamentali associati ad aggressività in età evolutiva, attendendomi alla classificazione diagnostica del DSM-5 (2013). In particolare ho descritto il Disturbo Esplosivo Intermittente, il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della condotta. Ho anche inserito il Disturbo da Disregolazione Dirompente dell’Umore poiché nei bambini presenta condotte comportamentali simili al Disturbo Oppositivo-Provocatorio. Successivamente sono andato ad approfondire le caratteristiche tipiche di un comportamento aggressivo partendo dalla distinzione tra le varie tipologie di aggressività e concludendo con i fattori di rischio per lo sviluppo di questi comportamenti, e gli eventuali

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