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Emozioni in parole

Tradurre in parole le esperienze traumatiche ha un impatto positivo sulla salute. James W. Pennebaker (1997, 2001) ha dimostrato come la scrittura delle proprie emozioni rappresenti un mezzo favorente la riduzione dell’inibizione legata alla non condivisione di eventi traumatici e la conseguente diminuzione del livello di distress. La tecnica della scrittura, da lui ideata, prevede l’assegnazione casuale dei soggetti a due gruppi: mentre i partecipanti del gruppo di controllo descrivono, per tre giorni consecutivi e per quindici/venti minuti al giorno, oggetti ed eventi della propria quotidianità, quelli assegnati al gruppo sperimentale dedicano lo stesso tempo a scrivere su pensieri e sentimenti relativi alle esperienze dolorose importanti della loro vita. L’autore dimostra come questi ultimi manifestino un miglioramento sullo stato di salute, legato alla rielaborazione del trauma narrato. Inoltre rintraccia, attraverso l’analisi dei testi, un cambiamento nello stile linguistico utilizzato nell’arco dei tre giorni dal gruppo sperimentale come dimostrazione dell’avvenuta ristrutturazione mentale dell’episodio.

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Emozioni in parole: la tecnica della scrittura 4 Introduzione “Mi sforzavo di scacciare l’Everest dalla mia mente e di andare avanti con la mia vita, ma ciò risultava essere impossibile. Attraverso una nebbia di emozioni disordinate, continuai a provare a dare un senso a ciò che era accaduto in quel luogo […]. La scalata dell’Everest sconvolse la mia vita nell’anima, e diventò disperatamente importante per me ricordare gli eventi in ogni dettaglio, senza alcuna costrizione imposta da un numero limitato di colonne d’inchiostro.” (Jon Krakauer, 1999 ) Nel corso della vita le persone si trovano spesso di fronte ad eventi traumatici, quali la perdita di un familiare, la separazione da un coniuge, catastrofi naturali e incidenti di varia natura, che possono sconvolgere la propria esistenza generando una sintomatologia a lungo termine tanto fisica quanto psichica. Di fronte alla rievocazione di un evento traumatico, ciò che si presenta alla vittima è proprio una “fitta nebbia di emozioni confuse” di cui parla Jon Krakauer nell’introduzione al suo libro Into Thin Air, dove rievoca la tragedia vissuta sull’Everest. Tale confusione emotiva è poi alimentata dalla difficoltà che esperiscono le persone a condividere con gli altri l’esperienza traumatica. Il presente lavoro si pone l’obiettivo di verificare l’efficacia della tecnica della scrittura nel favorire la rielaborazione cognitiva di eventi traumatici (Pennebaker e Seagal, 1999). In modo particolare, un gruppo di ricerca, guidato da James W. Pennebaker, ha portato avanti una serie di esperimenti volti a verificare l’ipotesi secondo la quale l’esercizio della scrittura su traumi non condivisi conduca, attraverso la rielaborazione

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Rizzo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia dei gruppi e della comunicazione sociale
  Relatore: Francesca Romana Alparone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

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Parole chiave

coping
emozioni
etichettamento emozioni
narrazione
pennebaker
rielaborazione cognitiva
salute
scrittura emozioni
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