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L'intersezionalità come criterio di inclusività. Un'analisi della rappresentazione nell'industria cinematografica e delle serie televisive

La mia tesi di laurea verte principalmente su due macro-tematiche che non ci viene istintivo allineare ma che, grazie soprattutto a studi più recenti, è stato possibile analizzare come se fossero intersecate: l'audiovisivo e la rappresentazione inclusiva al suo interno. Film e serie tv favoriscono lo sviluppo di uno sguardo più critico e allenano i nostri occhi a costruire una lente intersezionale con la quale osservare il mondo, mettendo in discussione tutti i bias interiorizzati che non abbiamo mai problematizzato. Per parlare di rappresentazione inclusiva, è fondamentale chiarire il concetto di intersezionalità. Grazie a ciò, si parla di femminismo intersezionale per indicare una lotta diversa da quella originaria limitata alla donna bianca e al suffragio universale, ma una più comprensiva e su più fronti: comunità nera, minoranze etniche, comunità LGBTQIA+ e persone disabili o con corpi non conformi rispetto all'ideale dominante. Viene analizzato il concetto di male gaze, male glance, female gaze. A condire spesso le storie delle minoranze, in particolare quelle etniche, vi è ciò che è stato definito trauma porn, ovvero la messa in scena di un dolore in maniera eccessiva solo per far reagire il pubblico non emarginato che lo guarda piuttosto che descrivere una storia dal punto di vista di chi vive davvero quell'emarginazione. Un'altra criticità nella rappresentazione delle minoranze è il tokenism: inizialmente nato in ambito lavorativo e poi applicato anche ai media (prediligendo l'espressione washing), descrive una situazione in cui vengono reclutate e assunte persone da gruppi sottorappresentati con l'intento di prevenire eventuali critiche e apparire superficialmente equi, inclusivi e aperti nei confronti di ogni "diversità". Questo porta o alla marginalizzazione della persona e delle sue idee, o all'idealizzazione, secondo cui si dà per scontato che l'esperienza di una persona rappresenti quella di un intero gruppo, addossando loro il "fardello della rappresentazione". Vi è stata la ricerca di alcuni criteri per verificare il livello di inclusività e rappresentazione di genere all'interno dei prodotti audiovisivi. Analisi degli strumenti più comuni: Bechdel Test, Mako Mori, Sexy Lamp Test, Furiosa Test. La scrittrice di fumetti Gail Simone, nel 1999, ha creato il sito Women in Refrigerators per elencare le supereroine che sono state depotenziate, violentate, uccise, torturate, o messe nel frigorifero al solo scopo di favorire l'arco caratteriale dei supereroi maschili. Si parlerà anche dei classici tropi femminili che vengono sempre riproposti, come la damigella in pericolo.

I personaggi delle serie tv possono aiutarci a fiorire. Ho trovato calzante questo sottotitolo di Eroine di Marina Pierri. La serialità è il fenomeno audiovisivo contemporaneo più influente e ricco di dinamiche che contribuiscono alla nostra visione del mondo. Il tentativo di varietà e frammentazione a favore di luoghi meno elitari è sempre più concreto e, come scrive la scrittrice Cristina Durastanti su Internazionale, non c'è mai stato tanto "altro" come in questo momento. Ho preso in considerazione, sulla base delle serie tv che ho visto – soprattutto negli ultimi anni, con uno sguardo più critico e consapevole – i personaggi che, riferendomi alla citazione dell'attivista Verna Myers, secondo cui "diversità è essere invitati alla festa, inclusione è essere invitati a ballare", a parere mio, sono stati invitati a ballare. Ho scelto quindi sette eroine protagoniste di sei serie tv, alcune più conosciute e altre meno: Fleabag, Euphoria, I May Destroy You, Skam Italia, The Morning Show, Transparent.

Non si può tralasciare l'importanza e la potenza del linguaggio. Oggi si sente spesso dire che viviamo in una dittatura del politicamente corretto e "non si può più dire niente", ma questa è solo una scusante per chi sembra esigere il diritto a discriminare e, come ha evidenziato il fumettista Zerocalcare su Internazionale, parla ovunque per dire che non può parlare. Sarebbe impossibile esprimersi in maniera impeccabile, e non è nemmeno questo che viene richiesto: ma, così come durante il percorso della mia tesi ho voluto dimostrare che una rappresentazione audiovisiva più variegata è migliore e necessaria per tutte e tutti, lo è anche un linguaggio più inclusivo e sensibile che faccia sentire tutti tutelati e rispettati. Affinché ciò sia davvero possibile, la lotta deve essere intrapresa e sostenuta anche da chi, in quel luogo sicuro, ci ha sempre abitato: l'ambizione più grande che si prefissa il femminismo della quarta ondata, cioè quello intersezionale, è quella di invitare gli uomini in questa conversazione. La società patriarcale è nociva per tutti e, se la parità è davvero un obiettivo comune, allora – come esorta Chimamanda Ngozi Adichie – dovremmo essere tutti femministi.

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1 1. Introduzione Il presente scritto intende prendere in esame il legame tra due macro-tematiche che non sono istintivamente allineabili ma che, soprattutto grazie all’attenzione di studi più recenti, sono state analizzate come qualcosa di visibile con lo stesso sguardo: l’audiovisivo e la rappresentazione inclusiva al suo interno. La parola chiave che mi piace pensare come motore di questo progetto è un termine che in qualche modo connette il cinema e la parità: l’attenzione. Credo infatti che la sua mancanza sia una delle piaghe del mondo in cui viviamo e di quello che ci ha preceduti: se tutti avessimo più cura e prestassimo più attenzione a quello che passivamente vediamo, ascoltiamo, leggiamo e a quello che attivamente diciamo e facciamo, riusciremmo a riconoscere più rapidamente le nostre lacune e quelle degli altri. In una realtà nella quale abbiamo potenzialmente accesso a tutto ciò che esiste, diventa fondamentale impegnarsi alla selezione e allo sguardo critico. Questo non significa stabilirsi in una comfort zone o vivere in una camera dell’eco nella quale siamo circondati da persone e contenuti che ci assecondano, riflettono e confermano opinioni e pensieri che già abbiamo, bensì allenare i nostri occhi e costruire una lente coerente con la quale osservare il mondo, mettendo in crisi tutti i nostri bias cognitivi, i codici, i preconcetti e i pregiudizi interiorizzati a cui ci siamo inconsciamente prestati sin da piccoli senza mai cogliere l’occasione di problematizzarli. L’attenzione è anche quella che ci permette di guardare un film o una serie tv, di capirne le dinamiche, di prevedere le mosse dei protagonisti, di empatizzare con loro e di fare nostra quella storia o, per lo meno, quel momento in cui stiamo seguendo quella storia. Utilizzando un verbo familiare al mondo cinematografico, è importante inquadrare, ma anche inquadrarsi e prendersi la responsabilità di sostenere quello che si pensa e saper argomentare cosa ci ha spinto a prediligere quella visione, riconoscendo quanto pesa il nostro “zaino invisibile” 1 di privilegi e quali sono state le nostre possibilità. Per farlo, non si può però non tenere conto anche di quello che invece non abbiamo visto, delle cose che ci sono state precluse, dei benefici di cui non abbiamo potuto usufruire in prima persona o di quelli che qualcuno non ci ha voluto offrire. Lo scrittore Italo Calvino, nel suo libro Palomar, scrisse: “in un’epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi, il signor Palomar ha preso l’abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. Se al terzo morso di lingua è ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice; se no sta zitto.” Al mio terzo morso di lingua ho capito che dovevo raccogliere questi miei interessi e trarne qualcosa 1 Peggy McIntosh, White Privilege: Unpacking the Invisible Knapsack, https://nationalseedproject.org/Key-SEED- Texts/white-privilege-unpacking-the-invisible-knapsack.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Grasso
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Saverio Zumbo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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Parole chiave

femminismo
serialità televisiva
inclusività
laura mulvey
intersezionalità
femminismo intersezionale
marina pierri
donne nel cinema
rappresentazione inclusiva
female gaze

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