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Il linguaggio del corpo e i segnali della menzogna

Tamburellare le dita sul tavolo, toccarsi il mento, annodare i capelli su un dito, giocare con l’anello e molti altri comportamenti simili sono tutti segnali che produciamo e osserviamo senza sosta nelle nostre interazioni quotidiane e di cui siamo nella maggior parte dei casi inconsapevoli.
Il fatto che con questi gesti non si voglia comunicare alcunché non vuol dire però che essi non vengano colti e non producano degli effetti, anche se il processo d’interpretazione del linguaggio non verbale avviene per lo più in modo automatico e al di fuori della nostra consapevolezza. Il linguaggio non verbale è di fondamentale importanza per la nostra vita sociale. Basti pensare che interpretando correttamente i piccoli gesti involontari che i nostri interlocutori producono, possiamo non solo conoscerne meglio la personalità, lo stato emotivo del momento, l’opinione (e molto altro), ma anche pilotare il discorso selezionando gli argomenti che trovano interessanti e scartando quelli giudicati inopportuni o irritanti, così da intraprendere una conversazione piacevole e produttiva piuttosto che noiosa e inutile.
Obiettivo della mia tesi sarà rendere più chiaro questo linguaggio silenzioso.

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6 INTRODUZIONE Tamburellare le dita sul tavolo, toccarsi il mento, annodare i capelli su un dito, giocare con l’anello e molti altri comportamenti simili sono tutti segnali che produciamo e osserviamo senza sosta nelle nostre interazioni quotidiane e di cui siamo nella maggior parte dei casi inconsapevoli. Il fatto che con questi gesti non si voglia comunicare alcunché non vuol dire però che essi non vengano colti e non producano degli effetti, anche se il processo d’interpretazione del linguaggio non verbale avviene per lo più in modo automatico e al di fuori della nostra consapevolezza. A tal proposito si pensi ai casi in cui il linguaggio del corpo di chi ci circonda ci causa un incredibile disagio apparentemente senza motivo. Ad esempio un docente universitario può rendere pesante l’atmosfera durante una lezione pur non facendo nulla di particolarmente disdicevole (magari semplicemente stando troppo vicino agli studenti mentre parla con loro o trattenendo delle risate mentre ascolta le loro opinioni, stringendo le labbra fino a renderle livide). Possono essere presentati molti altri esempi del genere che sono per noi causa di situazioni spiacevoli: un conoscente può salutarci in modo per noi eccessivamente confidenziale (magari abbracciandoci e baciandoci con troppo entusiasmo); uno sguardo troppo prolungato e fisso (in determinate situazioni e da parte di determinate persone) può metterci soggezione; un estraneo che su un autobus vuoto decide di sedersi proprio accanto a noi, può indisporci o magari metterci paura a seconda dei casi. In tutte queste situazioni la percezione inconscia del linguaggio non verbale ci porta a sentire che c’è qualcosa che non va e quindi a reagire in vari modi: in modo istintivo e involontario (rannicchiandosi in un angolo del sedile per evitare il contatto fisico con una persona estranea; abbassando gli occhi per sfuggire ad uno sguardo fisso troppo prolungato) o in modo diretto (scansandosi quando qualcuno cerca di abbracciarci o dicendo verbalmente che la cosa ci infastidisce). Attualmente psicologi e antropologi hanno identificato e catalogato numerosi segnali non verbali e li hanno divulgati attraverso pubblicazioni e corsi. Questo ha fatto sì che oggi chiunque sia interessato all’argomento possa, attraverso i vari libri e manuali, imparare a comprendere e distinguere i segnali più significativi.

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Informazioni tesi

  Autore: Giada Ilaria Passalacqua
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Valentina Cardella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

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Parole chiave

prossemica
cinesica
espressioni del volto
il linguaggio del corpo
lie ti me
i segnali della menzogna
comunicazione corporea
i canali della comunicazione non verbale
il rapporto tra il parlato e il linguaggio non ver

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