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Antiterrorismo in Italia e nel Regno Unito: due sistemi a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Omar Jouad
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: UNINT - Università degli studi Internazionali di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alfredo Mantici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

Alla base di questo studio vi è un’analisi delle risposte politico-giudiziarie e operative messe in piedi nei confronti del terrorismo da parte di Italia e Regno Unito, due Paesi che nel corso della propria storia hanno dovuto fare i conti con questo fenomeno politico-criminale. Sono state analizzate nello specifico tutte le principali normative emanate dai due Paesi a partire dagli anni Settanta, epoca in cui si dovette far fronte al terrorismo politico interno, da una parte, e a quello secessionista nordirlandese, dall’altra. L’elaborato analizza i due Paesi in due capitoli distinti, strutturati in maniera simmetrica. Inizialmente, viene fornito un quadro storico sulle esperienze terroristiche di vario tipo vissute. Per quanto riguarda il Regno Unito è descritto il terrorismo irredentista nordirlandese, quello di estrema destra e quello jihadista subito nell’ultimo secolo. Per l’Italia viene data un’illustrazione sintetica degli “anni di piombo”, durante i quali si conobbero varie forme del terrorismo: politico domestico, internazionale, transnazionale e di Stato. Successivamente viene delineato l’evolversi della risposta politica alla minaccia eversiva nonché della nozione di “terrorismo” all’interno degli ordinamenti giudiziari di ciascun Paese, man mano che il fenomeno assumeva nuove forme. Una terza sezione è dedicata a come i due Paesi abbiano organizzato sul piano operativo la tutela della sicurezza nazionale di fronte a questo tipo di pericolo: viene quindi osservato il ruolo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza da un lato, e vengono esaminati tutti i corpi speciali istituiti in seno a Metropolitan Police, intelligence e governo, dall’altro.
Questo studio dettagliato è funzionale all’obiettivo del lavoro, racchiuso nella parte conclusiva, dove si è cercato di mettere a paragone le due strategie antiterroristiche, sollevandone le criticità, i punti di forza e alcune riflessioni. Nello specifico, sono state analizzate le due definizioni di terrorismo fornite rispettivamente dal Terrorism Act e dall’art. 270sexies del Codice penale italiano; sono state evidenziate le falle della strategia britannica CONTEST a fronte dell’efficace controllo sociale esercitato dalle istituzioni politiche italiane tramite anche l’ausilio dei servizi interni di sicurezza; si è osservato il ruolo svolto dal potere giudiziario e da quello esecutivo nell’affrontare la minaccia in questione; è stato esaminato il differente approccio allo stato d’emergenza, che nel far fronte al problema terroristico ha portato al calpestamento delle libertà individuali dei cittadini e allo stropicciamento di alcuni principi fondamentali del diritto penale.

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  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
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  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alfredo Mantici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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7 Introduzione Alla base di questo studio vi è un’analisi delle risposte politico-giudiziarie e operative messe in piedi nei confronti del terrorismo da parte di Italia e Regno Unito, due Paesi che nel corso della propria storia hanno dovuto fare i conti con questo fenomeno politico-criminale. Sono state analizzate nello specifico tutte le principali normative emanate dai due Paesi a partire dagli anni Settanta, epoca in cui si dovette far fronte al terrorismo politico interno, da una parte, e a quello secessionista nordirlandese, dall’altra. L’idea del lavoro muove dallo scalpore mediatico suscitato dall’attentato di Usman Khan sul London Bridge dello scorso 29 novembre che ha messo a nudo delle falle nel sistema antiterroristico britannico, in quanto il soggetto era da tempo in libertà vigilata dopo aver ottenuto uno sconto di pena derivante proprio da reati di terrorismo, e nonostante la nazione avesse già conosciuto a più riprese episodi simili. Da qui trae origine l’interesse ad approfondire l’intera legislazione britannica sul tema e a compararla con quella di un Paese per il momento ancora immune da attentati di stampo islamista. L’elaborato analizza i due Paesi in due capitoli distinti, strutturati in maniera simmetrica. Inizialmente, viene fornito un quadro storico sulle esperienze terroristiche di vario tipo vissute. Per quanto riguarda il Regno Unito è descritto il terrorismo irredentista nordirlandese, quello di estrema destra e quello jihadista subito nell’ultimo secolo. Per l’Italia viene data un’illustrazione sintetica degli “anni di piombo”, durante i quali si conobbero varie forme del terrorismo: politico domestico, internazionale, transnazionale e di Stato. Successivamente viene delineato l’evolversi della risposta politica alla minaccia eversiva nonché della nozione di “terrorismo” all’interno degli ordinamenti giudiziari di ciascun Paese, man mano che il fenomeno assumeva nuove forme. Una terza sezione è dedicata a come i due Paesi abbiano organizzato sul piano operativo la tutela della sicurezza nazionale di fronte a questo tipo di pericolo: viene quindi osservato il ruolo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza da un lato, e vengono esaminati tutti i corpi speciali istituiti in seno a Metropolitan Police, intelligence e governo, dall’altro.

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