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Situazione sociopolitica dell’ultimo ventennio sudafricano

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Altea
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Nicola Melis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

Il 5 dicembre 2013 a Johannesburg, all’età di 95 anni, moriva Nelson Mandela. Alla cerimonia funebre, svoltasi allo stadio di Soweto, erano presenti circa 100 capi ed ex-capi di Stato e di governo provenienti da tutto il mondo e le celebrazioni vennero trasmesse in diretta in ogni angolo del pianeta. Questo fa capire quanta popolarità abbia riscosso durante la sua vita l’ex presidente del Sudafrica, al quale si deve il merito storico di aver combattuto e superato il regime di segregazione razziale (apartheid) che afflisse il suo Paese per oltre quarant’anni. Tuttavia, furono numerosi i lati meno conosciuti, spesso nascosti di Mandela, quindi eviteremo di ridurre il discorso alla lotta tra i “bianchi da una parte e i neri dall’altra”. In questo elaborato analizzeró gli eventi che hanno caratterizzato il Sudafrica, dimostrando che le cose non sono andate sempre e soltanto così, e che la storiografia seria non conosce soltanto il bianco e il nero ma è presente un ampio numero di sfumature. L’intenzione è dunque quella di parlare di una storia “mai scritta” del Sudafrica e di fare una “revisione” storico-politica della colonizzazione europea, la quale viene spesso vista solo e semplicemente come un massacro di “indigeni” buoni e pacifici, sempre e comunque vittime della malvagità e del razzismo occidentale. Se dal punto di vista socio-economico il Sudafrica è lo Stato più evoluto ed industrializzato del Continente (dal 2010 vanta infatti di essere annoverato fra i Paesi emergenti del BRICS, con Brasile, Russia, India, Cina), per certi aspetti la situazione è rimasta invariata, se non peggiorata. Le forme di razzismo non sono scomparse, anzi, paradossalmente, il fenomeno si è capovolto: la popolazione dei bianchi (afrikaner), insediata da circa quattro secoli nella regione, è oggigiorno minacciata da una neoborghesia nera che viene fomentata dall’ANC. Questa nuova classe medio-borghese nera ha fatto fortuna nell’industria pesante del Paese, spesso attraverso una serie di legami clientelari con il governo. Come vedremo, all’interno dell’ANC si è verificato un progressivo fazionismo che rappresenta, in realtà, lo specchio del Sudafrica come appare ora: sempre più diviso, con la differenza che la diseguaglianza economica non si pone più solo tra la minoranza bianca e la maggioranza nera, ma è interna a quest’ultima. Questi e altri svariati motivi, stanno portando le masse a sentirsi distanti dalle rappresentanze politiche tradizionali; così i consensi all’African National Congress stanno calando decisamente negli ultimi anni e, dall’altro lato, stanno aumentando i favori verso i partiti più radicali.

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  Autore: Fabrizio Altea
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
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  Relatore: Nicola Melis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

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4 Introduzione È passato quasi un anno da quando, il 5 dicembre 2013 a Johannesburg, all’età di 95 anni, moriva Nelson Mandela. Alla cerimonia funebre, svoltasi allo stadio di Soweto, erano presenti circa 100 capi ed ex-capi di Stato e di governo provenienti da tutto il mondo e le celebrazioni vennero trasmesse in diretta in ogni angolo del pianeta. Questo fa capire quanta popolarità abbia riscosso durante la sua vita l’ex presidente del Sudafrica, al quale si deve il merito storico di aver combattuto e superato il regime di segregazione razziale (apartheid) che afflisse il suo Paese per oltre quarant’anni. Tuttavia, lo scopo del mio elaborato vuole essere quello di mostrare i lati meno conosciuti, spesso nascosti, evitando di ridurre il discorso alla lotta tra i “bianchi da una parte e i neri dall’altra”. Proverò ad analizzare gli eventi che hanno caratterizzato il Sudafrica dimostrando che le cose non sono andate sempre e soltanto così, e che la storiografia seria non conosce soltanto il bianco e il nero ma è presente un ampio numero di sfumature. L’intenzione è dunque quella di parlare di una storia “mai scritta” del Sudafrica e di fare una “revisione” storico-politica della colonizzazione europea, la quale viene spesso vista solo e semplicemente come un massacro di “indigeni” buoni e pacifici, sempre e comunque vittime della malvagità e del razzismo occidentale. Ho strutturato il mio lavoro in tre parti: nella prima ho inquadrato brevemente la storia del Paese, con i fatti e i momenti principali che si sono sviluppati al suo interno, fino all’«ascesa» di Nelson Mandela. Mostrerò i passaggi graduali che hanno portato alla fine dell’apartheid, i diversi atti che consentirono questo successo, ma anche l’emergere di certi aspetti misconosciuti con le relative conseguenze a livello regionale ed internazionale. Nella seconda parte vedrò di approfondire il ruolo del tanto celebrato Mandela, partendo dalla sua biografia, contraddistinta soprattutto dalle lotte contro il regime, per arrivare a documentare le sue implicazioni con il comunismo e con alcune figure poco democratiche. Pertanto se, attraverso il cammino della sua lunghissima vita, egli è riuscito a diventare il “padre della Patria”, rappresentando una vera e propria guida del suo popolo verso la libertà, bisogna analizzare alcune “ombre” ed errori che permettono di capire meglio come si è giunti alla situazione attuale del Sudafrica. Infatti, nella terza parte, cercherò proprio di scoprire l’eredità da lui lasciata; in particolare emergerà il ruolo dello storico partito dell’ African National Congress (ANC) che ormai da vent’anni domina incontrastato la vita politica del nuovo Sudafrica. Con i governi che si sono succeduti, nel dopo-apartheid, quindi con i presidenti Thabo Mbeki prima e Jacob Zuma poi, il Paese non è riuscito a realizzare quel sogno di convivenza pacifica auspicata da Mandela. Se dal punto di vista socio-economico il Sudafrica è lo Stato più evoluto ed industrializzato del Continente (dal 2010 vanta infatti di essere annoverato fra i Paesi emergenti del BRICS, con Brasile, Russia, India, Cina), per certi aspetti la situazione è rimasta invariata, se non peggiorata. Le forme di razzismo non sono scomparse, anzi, paradossalmente, il fenomeno si è capovolto: la popolazione dei bianchi (afrikaner), insediata da circa quattro secoli nella regione, è oggigiorno minacciata da una neoborghesia nera che viene fomentata dall’ANC. Questa nuova classe medio-

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