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Un daimon in terapia. Le funzioni dell'archetipo vivente.

Informazioni tesi

  Autore: Luca Esposito
  Tipo: Tesi di Master
Master in Zooantropologia esperienziale: il binomio uomo-animale nella pet therapy e nelle attività assistite con gli animali
Anno: 2016
Docente/Relatore: Lucia Francesca Menna
Istituito da: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

La stanza di terapia è uno spazio inter-specifico, la nicchia ecologica comune all'uomo e all'animale, luogo alchemico in cui tale dicotomia si dissolve.
Nelle profondità della moderna caverna in cui si celebra l'antico rituale di guarigione, pitture rupestri, in un gioco di luce e ombra, si insinuano mute e visionarie lasciando con ferocia la traccia della loro co-esistenza con gli Omuncoli. In principio era in sogno. Il setting di psicoterapia è il recinto in cui entrano diverse bestie, portate in transumanza dal processo di traghettamento svolto dal sogno (Hillman J. 2016)
La presenza degli animali in sogno o nella funzione di co-creazione della narrazione della vita dei pazienti è un fenomeno frequente, ampiamente documentato e discusso (Hillman J. , 2016) In psicoterapia il cane del sogno trova la sua cuccia, il topo onirico la sua tana, gli uccelli inviati dal Cielo il loro nido. La presenza animale in psicoterapia allarga i confini dell'inconscio personale e lo catapulta nella dimensione archetipica dell'inconscio collettivo. Questi esseri si fanno sentire da molto lontano, per accompagnare il paziente(e terapeuta) ai confini della propria psiche là dove si ripete da tempi immemorabili l'espulsione di una parte di sè dal paradiso terrestre. La stanza di psicoterapia, dunque, è l'arca di Noè in cui si raccolgono e salvano i residui del mondo animale, tutelandoli dal diluvio della disillusione e ingiustizia subita, pagando il prezzo amaro di non sentire più la comune appartenenza. Ciò che da sempre è dentro, i nostri organi, la nostra carne, i nostri umori assumono forme non umane lì fuori. Il passo è breve: ciò che non ci appartiene più diventa nostro solo con il possesso. L'uomo possiede gli animali e con loro gestisce, scotomizza, scinde, espelle parti sostanziali del proprio mondo psichico. Da qui la lunga storia di produzione e disintegrazione, la svalutazione della bestia e il contenimento semplicistico ed economico delle qualità non-animali nell'uomo (Hillman J. , 2016).
L'apparthaid è celebrato tutti i giorni: a tavola, il banchetto sacrificale del non senso è servito! Ma ad un certo punto del processo di co-trasformazione, sembra che in qualche modo il cane abbia persuaso e sedotto l'uomo per occuparsi dell'arte della guarigione. Cosa è successo? Come mai in un momento storico e culturale in cui si assiste sempre più allo scollamento dell'uomo dall'habitat primordiale, una bestia fa terapia?
In Pet Therapy assistiamo, infatti, a un acting. L'animale escluso, ma presente, che entra di soppiatto e fa territorialità nel setting, viene avvistato con stupore nella stanza di terapia, non più dall'interno del paziente, ma dall'esterno. È vero o non è vero? È dentro o fuori? Come ha fatto ad uscire dal mio sogno? È lui stesso un sogno?
Queste domande, implicite ma non solo, sono parte integrante del setting di zooterapia e contribuiscono a creare un clima ibrido tra sogno e realtà, catalizzando il ribollire degli aspetti affettivo-istintuali del paziente e dell'equipe terapeutica, come può accadere solo di notte, nell'intimità di un sogno.
Il quesito, dunque, che questo lavoro di tesi si propone di presentare, con la sola pretesa di rispondervi con un accenno di bisbiglio, è: cosa accade in terapia quando un animale (e che animale!) incontra il paziente? Ovvero: può il cane svolgere una funzione archetipica come il sogno? Di quali archetipi stiamo parlando?

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  Autore: Luca Esposito
  Tipo: Tesi di Master
Master in Zooantropologia esperienziale: il binomio uomo-animale nella pet therapy e nelle attività assistite con gli animali
Anno: 2016
Docente/Relatore: Lucia Francesca Menna
Istituito da: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

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Introduz ione In princ ipio, il sogno. "Il più gra nde pe ric olo de lla vita è c he l'a lime nto de ll'uomo c onsiste inte ra me nte di a nime ." Ge rdion S. L a sta nz a di te ra pia è uno spa z io inte r-spe c ific o, la nic c hia e c ologic a c omune a ll'uomo e a ll'a nima le , luogo a lc he mic o in c ui ta le dic otomia si dissolve . Ne lle profondità de lla mode rna c a ve rna in c ui si c e le bra l'a ntic o ritua le di gua rigione , pitture rupe stri, in un gioc o di luc e e ombra , si insinua no mute e visiona rie la sc ia ndo c on fe roc ia la tra c c ia de lla loro c o-e siste nz a c on gli Omunc oli. In princ ipio e ra in sogno. Il se tting di psic ote ra pia è il re c into in c ui e ntra no dive rse be stie , porta te in tra nsuma nz a da l proc e sso di tra ghe tta me nto svolto da l sogno( Hillma n J. 2016) L a pre se nz a de gli a nima li in sogno o ne lla funz ione di c o-c re a z ione de lla na rra z ione de lla vita de i pa z ie nti è un fe nome no fre que nte , a mpia me nte doc ume nta to e disc usso( Hillma n J. , 2016) In psic ote ra pia il c a ne de l sogno trova la sua c uc c ia , il topo oniric o la sua ta na , gli uc c e lli invia ti da l C ie lo il loro nido. L a pre se nz a a nima le in psic ote ra pia a lla rga i c onfini de ll'inc onsc io pe rsona le e lo c a ta pulta ne lla dime nsione a rc he tipic a de ll'inc onsc io c olle ttivo. Que sti e sse ri si fa nno se ntire da molto lonta no, pe r a c c ompa gna re il pa z ie nte (e te ra pe uta ) a i c onfini de lla propria psic he là dove si ripe te da te mpi imme mora bili l'e spulsione di una pa rte di sè da l pa ra diso te rre stre . L a sta nz a di psic ote ra pia , dunque , è l'a rc a di Noè in c ui si ra c c olgono e sa lva no i re sidui de l mondo a nima le , tute la ndoli da l diluvio de lla disillusione e ingiustiz ia subita , pa ga ndo il pre z z o a ma ro di non se ntire più la c omune a ppa rte ne nz a . C iò c he da se mpre è de ntro, i nostri orga ni, la nostra c a rne , i nostri umori a ssumono forme non uma ne lì fuori. Il pa sso è bre ve : c iò c he non c i a ppa rtie ne più dive nta nostro solo

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