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Analisi finanziaria: indici di bilancio

Gli indici di bilancio sono semplicemente grandezze economiche, patrimoniali e finanziarie, combinate in modo da fornire informazioni ritenute interessanti. Dall’analisi congiunta dei valori da essi manifestati è possibile trarre informazioni utili sullo stato di salute di qualsiasi azienda. I dati necessari per la costruzione dei quozienti sono costituiti prevalentemente dalle aggregazioni dello Stato Patrimoniale riclassificato secondo il criterio di liquidità/esigibilità e dal conto economico a fatturato e costo del venduto.

Profili di analisi:
A) Equilibrio di breve periodo.
Indice di disponibilità: Attivo a breve/Passivo a breve.
Verifica circa la capacità di far fronte, attraverso le attività disponibili nel breve periodo, alle obbligazioni assunte nel medesimo arco temporale verso il personale e i terzi. (dovrebbe essere superiore all’unità)
Indice di liquidità: (Attivo a breve – Rimanenze)/Passivo a breve
Misura più prudenziale della solvibilità a breve dell’azienda. (dovrebbe essere superiore all’unità)
Tempo medio di incasso (TMI): Crediti verso clienti/Fatturato giornaliero (cioè rapportato a 365)5.
Il TMI ci informa su quanto tempo intercorre in media dalla vendita all’incasso, facendo così luce sulla capacità dell’azienda di riscuotere i crediti. Questo valore costituisce un buon indicatore sia della competitività sia del fabbisogno finanziario6.
Tempo medio di pagamento (TMP). Debiti verso fornitori/Acquisti giornalieri.
Misura un’indicazione, espressa in giorni sulla durata media dei debiti verso fornitori. Come il precedente, fornisce indicazioni sulla competitività e sul fabbisogno finanziario. Anche in questo caso occorre procedere all’omogeneizzazione delle poste sotto il profilo dell’IVA. Il n° di giorni che mediamente intercorre tra la fornitura e il pagamento della stessa dà infatti un’idea del potere contrattuale dell’azienda nei confronti dei suoi fornitori. A parità di altre condizioni, debito verso fornitori (e più in generale passività correnti) di ragguardevoli dimensioni significano un minore investimento in capitale circolante e in ultima istanza minori fabbisogni finanziari.
Tempo medio di giacenza delle scorte (TMGS): Scorte/Acquisti Giornalieri. (meglio scomponibile:
Scorte di materie prime/acquisti giornalieri -> efficacia produttiva
Scorte di semilavorati/(%costo del venduto/365)  ->  “
Scorte di prodotti finiti/(costo del venduto/365)  ->  efficacia attività commerciale.
(per consentire di porre a rapporto grandezze omogenee: le materie prime sono valutate infatti al costo di acquisto, i prodotti finiti al costo del venduto e mentre per i semilavorati si preferisce la % di costo del venduto che esprima le fasi di lavorazione già effettuate).
NB: la giacenza media dei prodotti finiti dipende dal tipo di bene prodotto (es. deperibilità)
La somma dei giorni di giacenza del prodotto nelle tre fasi, dà il tempo medio complessivo di giacenza delle scorte, che indica il periodo intercorso dall’immagazzinaggio della materia prima alla spedizione del prodotto finito.
Ciclo del circolante = TMI + TMGS – TMP.
Esso indica il n° di giorni che intercorrono in media tra il momento in cui vengono pagati i fornitori e quello in cui vengono incassati i crediti da clienti per la vendita dei prodotto finiti. Consente di utilizzare le informazioni risultanti da un’analisi di tipo statico –i quozienti- al fine di trarre un’indicazione di tipo dinamico, utile per determinare il potenziale fabbisogno generato dalla gestione caratteristica.

B) Equilibrio finanziario di medio periodo.
Obiettivo: comprendere se la struttura degli investimenti e dei finanziamenti della realtà indagata è sostenibile nel lungo periodo e se l’azienda sarà in grado di far fronte alle remunerazioni finanziarie dovute ai terzi prestatori di capitale.
Rapporto di indebitamento. Passività totali/Passività totali + Capitale netto.
Misura il grado di dipendenza dell’azienda da finanziatori esterni
Esistono numerose versioni del rapporto di indebitamento, tra cui:
Rapporto di leva o leverage = Passività finanziarie/Passività finanziarie + Capitale netto.
Indice di copertura delle immobilizzazioni = Tot. Att. immobilizzato/Pass. a lungo + Capitale netto
Questo quoziente è strettamente legato al rapporto corrente. Eccede l’unità quando l’attivo immobilizzato è in parte coperto da mezzi di finanziamento con scadenza<12 mesi (situazione che può indurre preoccupazione7)
PFN/MOL: Posizione finanziaria netta/Margine operativo lordo.
Consente di apprezzare la capacità dell’azienda di far fronte al pagamento del debito in maniera “immediata”.
Un valore 4-5 è considerato “critico”, mentre al di sotto di esso si ritiene che l’azienda possa far fronte al servizio del proprio debito.
Rapporto di copertura oneri finanziari: Reddito operativo/Oneri finanziari.
Segnala la capacità dell’azienda di far fronte al pagamento degli oneri finanziari attraverso le risorse economiche generate dalla gestione caratteristica.

C) Redditività. Lo studio della redditività aziendale riguarda l’analisi del rapporto tra i risultati aziendali e le diverse configurazioni di capitale investito.8 La misura di reddito considerata al numeratore può essere espressa al lordo oppure al netto dell’imposizione fiscale; il denominatore può essere dato dal solo valore di fine esercizio o –preferibilmente da una media dei valori di inizio e fine esercizio.
ROI (return on investment): Reddito operativo/Capitale investito netto.
Esprime una misura sintetica ma efficace, della redditività della gestione operativa, data dal rendimento percentuale annuo del capitale investito. Il ROI può essere scomposto in 2 componenti:
ROS (return on sales o margine di profitto sulle vendite): Reddito/fatturato.
Esprime la redditività unitaria delle vendite, espressa in termini monetari. E’ influenzata sia dalle politiche di prezzo che dai volumi di vendita, i prezzi-costo di acquisizione dei fattori produttivi e il grado di efficienza con cui gli stessi sono utilizzati.
tasso di rotazione del capitale investito (c.d. turnover ratio): Fatturato/Capitale investito.
Riflette il n° di volte che le risorse investite sono state fatte “girare” nel corso dell’esercizio per effetto dell’attività di vendita.

NB: è possibile dimostrare che:
e. se il MOL dell’azienda o dell’investimento si mantiene costante, il ROI cresce progressivamente
ROI = (MOL – Ammortamenti)/ (K -  ->  Ammortamenti)
f. I valori assunti dal ROI sono una funzione fortemente crescente del tasso di interesse. Tale distorsione tende ad attenuarsi quanto maggiore è l’incidenza delle attività correnti, le quali seguono più da vicino la dinamica dell’inflazione.
ROA (return on assets): tiene conto non solo della gestione operativa, ma anche di quello ottenuto dalla gestioni accessorie e finanziarie, confrontandone il risultato con l’impiego di capitale complessivo dell’azienda.
ROA = (Reddito operativo + Redditi extra-caratteristici + Redditi finanziari) / Totale attivo.
ROE (return on equity o redditività del capitale netto): Reddito netto / Capitale proprio.
Si tratta di un’informazione sintetica del risultato della gestione nel suo complesso, espresso dal rendimento % annuo per gli azionisti a fronte del loro investimento a titolo di capitale di rischio.

Non è sufficiente un’analisi che si limiti al calcolo del dato numerico. E’ imprescindibile risalire alle ragioni che sono alla base di tali valori, poiché a volte cause opposte possono spingere il quoziente nella stessa direzione, e confrontare i risultati dell’azienda oggetto di analisi con quelli di aziende simili per settore e dimensione.

Conclusioni:
1. Un’azienda opera in economicità se la sua gestione è equilibrata da un punto di vista reddituale, finanziario e patrimoniale.
2. L’analisi della redditività può essere effettuata attraverso il ricorso agli indici di redditività, i quali pongono in rapporto tra loro una configurazione di reddito opportuna (R.O, redditi di esercizio) e un aggregato dello Stato patrimoniale (CIN, patrimonio netto). Così si ha modo di osservare se la redditività ottenuta in azienda è adeguata alla remunerazione attesa dai finanziatori (azionisti e/o creditori)
3. Contribuisce invece alla comprensione dell’equilibrio finanziario l’analisi dei rapporti di indebitamento e il costo del debito. L’equilibrio della struttura finanziaria e l’armonia tra composizione dell’att. e del pass, rappresentano un elemento fondamentale per capire: se e in quale misura l’azienda è in grado di svilupparsi autofinanziandosi e quanto invece dipende dai finanziamenti di terzi  e il grado di rischiosità percepito dalle varie classi di finanziatori.

Dinamica dei flussi finanziari

Se i dati economici e patrimoniali riclassificati, unitamente ai quozienti, consentono la costruzione di un quadro statico dello stato di salute aziendale, i flussi finanziari ne permettono uno studio dinamico.Attraverso l’analisi dei flussi è possibile identificare la provenienza e la destinazione delle risorse movimentate in un certo periodo di tempo, essenzialmente riconducendole alle 4 aree in cui è possibile scomporre, in prima approssimazione la gestione aziendale.
Analisi ex post (di tipo consuntivo): consiste nel costruire rendiconti finanziari (cash flow statement)
Analisi ex ante (di tipo previsionale): muove dalla necessità di prevedere i flussi che si verificheranno in un certo periodo futuro e che vengono esposti in diversi documenti, genericamente definiti preventivazione finanziaria.
Le analisi suoi dati storici sono effettuate in sede di controllo, mentre quelle sui dai previsionali sono tipiche del processo di pianificazione. Il periodo di riferimento è solitamente l’anno.
Esiste una profonda differenza tra i prospetti contabili e quelli finanziari poiché differente è la logica a essi sottostante:
la logica contabile impone di inserire nei prospetti di sintesi i ricavi e i costi di pertinenza del periodo di riferimento
la logica finanziaria (o monetaria) invece considera unicamente i movimenti di moneta (i c.d. flussi di cassa) in entrata e in uscita durante un definito arco temporale, senza considerare il momento in cui ha avuto luogo l’operazione.
Un analista esterno che disponga unicamente dell’informativa civilistica e fiscale obbligatoria per le società,  deve trasformare le informazioni contenute nello S.P e nel C.E in dati significativi dal punto di vista finanziario. Si tratta di passare dal principio di competenza a quello dei flussi di cassa.
di Alessia Chiovaro

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