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La posizione del terapeuta:

Questa pagina è tratta da: Guida pratica al trattamento basato sulla mentalizzazione (riassunto) di Anna Battista.

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La posizione del terapeuta


In psicoterapia, mentalizzare definisce un processo congiunto in cui il focus è costituito dagli stati mentali del paziente; il terapeuta costruisce e ricostruisce continuamente un’immagine del paziente nella sua mente: il paziente deve trovare se stesso nella mente del terapeuta, così come il terapeuta deve trovare se stesso nella mente del paziente, se vi è un processo comune di mentalizzazione, che porta entrambi a fare esperienza di cambiamento psichico indotto da un’altra mente.
Il terapeuta dovrebbe assumere la POSIZIONE MENTALIZZANTE (O DEL NON SAPERE), ovvero si deve sforzare di rappresentare il concetto dell’opacità degli stati mentali, è possibile che il terapeuta non abbia una maggiore conoscenza rispetto al paziente di cosa ci sia nella mente del paziente, dunque dovrebbe dimostrare una certa disponibilità ad apprendere qualcosa di più sul paziente, essendo attivo nelle domande e scoraggiando l’eccessivo ricorso alle libere associazioni; inoltre dovrebbe essere FATTIVO, ovvero laddove il paziente non riesca ad immaginare di essere nella mente del terapeuta, quest’ultimo dovrebbe darne prova esplicita attraverso azioni che rispettano sempre e comunque i confini terapeutici (una lettera, una telefonata, una visita domiciliare). Ciò avviene allo scopo di promuovere l’alleanza terapeutica e mostrate al paziente che lui è nella mente del terapeuta; è opportuno che ogni azione intrapresa venga considerata anche dall’equipe, prima di metterla in atto!
Essendo umani, sarà inevitabile fare errori nella terapia, (errori antimentalizzanti): un terapeuta ACCORTO dovrà accettarli, riconoscerli e dimostrare di essere consapevole degli effetti che hanno prodotto nel paziente: non bisogna negarli o nasconderli. Gli errori sono spesso indizi di un enactment controtransferale: essi sono inevitabili e anzi dovrebbero essere previsti come concomitanti di un’alleanza terapeutica; una riflessione su di essi dovrebbe essere centrata nella relazione paziente-terapeuta, entrambi devono assumersi la responsabilità di considerare i fattori che hanno portato ad essi, dovranno dunque, per venirne a capo, fermarsi, tornare indietro e esplorarli.
Un aspetto del processo che necessita di particolare attenzione è una risposta negativa o un’improvvisa rottura dell’alleanza terapeutica, che può lasciare il terapeuta sconcertato e incerto su come reagire; tali rotture rivelano il concorso di entrambe le parti e non di una sola e il terapeuta deve essere capace di riparare a ciò utilizzando esplicitamente le proprie riflessioni e recuperando velocemente le sue capacità di mentalizzazione.
di Anna Battista

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