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La costruzione dello spazio sociopolitico del "libero" mercato


Accanto a tassazioni e barriere doganali, occorre specificare anche altri ostacoli che si oppongono alla piena realizzazione di un libero mercato. Si tratta di barriere di altra natura, che ancora una volta pongono l'accento sull'importanza delle differenze sociali e politiche nella ricostruzione della geografia del sistema economico mondiale. Si colloca per esempio in questa prospettiva il fenomeno della corruzione, particolarmente dilagante nel caso di governi politicamente instabili, poco credibili e non trasparenti. Gli effetti distorsivi della corruzione sul commercio sono molteplici: essa può aumentare le barriere alle importazioni, favorire l'evasione fiscale, facilitare l'aggiramento di norme e regolamenti o promuovere alcuni prodotti rispetto ad altri. In generale, la competizione si sposta dal prezzo e dalla qualità delle merci offerte ad altri fattori di natura illegale, come tangenti o favori. La corruzione non esaurisce però il panorama degli ostacoli all'apertura del commercio internazionale. Un ruolo particolarmente importante si riferisce per esempio alle cosiddette barriere non tariffarie: si tratta di barriere discrezionali, applicate da alcune nazioni con riferimento a specifici prodotti, che non assumono la forma di restrizioni alle importazioni, bensì di regolamenti di differente natura di fatto pensati con lo scopo di ostacolare la concorrenza dei prodotti stranieri per esempio tali barriere non tariffarie sono particolarmente sviluppate con riferimento agli prodotti tessili in Giappone, agli alimenti nell'unione europea, ai materiali metallici negli Stati Uniti.

LA RETE DEL COMMERCIO MONDIALE: nel 2008 il valore totale delle esportazioni di merci è stato di 16 miliardi di dollari, per due terzi provenienti dai paesi del Nord del mondo. È evidente come il panorama commerciale mondiale sia principalmente organizzato intorno a un sistema bipolare dominato dagli paesi della triade. Il primato europeo deve essere considerato sulla base del forte frammentazione in ambiti nazionali rispetto al caso statunitense: quasi due terzi delle esportazioni provenienti da paesi dell'unione europea sono destinati ad altri ambiti comunitari, e rimangono pertanto all'interno dei confini dell'unione. Se si esclude il commercio che prende forma all'interno dei confini comunitari, le esportazioni europee ammontano così a circa 2.473  miliardi di dollari, una cifra non così superiore a quella dell'America settentrionale. In altre parole, la struttura bipolare del commercio risulta piuttosto equilibrata: le quote di importazione ed esportazione di America settentrionale, Europa e sud est asiatico non sono così dissimili fra loro come potrebbe apparire a prima vista dei dati.

Un primo elemento evidenziato riguarda la distribuzione dei maggiori flussi commerciali: innanzitutto è evidente come i rapporti fra i tre poli della triade siano estremamente intensi, al contempo si possono osservare importanti flussi commerciali che interessano il sud globale. Grazie al commercio petrolifero, il medio oriente si rileva un ambito fortemente esportatore. Le esportazioni di idrocarburi sono destinate in larga misura all'Asia, mentre solo in misura più limitata all'America settentrionale e all'Europa. Una situazione differente è quella della regione africana, che si conferma ancora una volta come la vera e propria esclusa dai fenomeni di globalizzazione economica. Il continente infatti è caratterizzato da scambi estremamente limitati e fortemente dominati dall'Europa occidentale. Infine, la rete del commercio mondiale evidenzia un terzo elemento estremamente importante: la quasi totale assenza di relazioni fra i paesi del sud globale.

LA RIVOLUZIONE DELL’E-COMMERCE: un argomento conclusivo si riferisce al fenomeno noto come e-commerce, legato alla possibilità di acquisto di prodotti è servizi attraverso Internet. Si tratta di pratiche commerciali e possono riguardare sia le transazioni internazionali sia locali; in questo senso, più che una forma di scambio, l'e-commerce può forse essere meglio immaginato come una nuova tipologia di distribuzione. Normalmente, si usa distinguere fra due grandi categorie di commercio elettronico: il cosiddetto “business to consumer”, relativo al commercio di prodotti finiti, e il “business to business”, riferito invece ha i movimenti di semilavorati o servizi fra imprese.
Tratto da PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO di Alessandro Remigio
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