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Educare a stare in strada

Un altro aspetto che può considerarsi costitutivo del lavoro dell’educatore di strada è dato dall’interrogarsi costantemente a proposito degli oggetti educativi in gioco, dal chiedersi a che cosa si sta cercando di formare il gruppo e i suoi componenti. In generale, si tratta di recuperare tutti i significati possibili prodotti dall’accostamento tra educazione e strada. Educare in strada richiama certamente, in prima approssimazione, l’immagine dell’accompagnamento, del “fare insieme un pezzo di strada”, della presenza adulta a fianco dei percorsi di crescita dei ragazzi; educazione e strada alludono però anche alla dimensione della prospettiva ed evocano la necessità che i ragazzi hanno di dilatare i propri orizzonti, di individuare e di appropriarsi di tutte quelle chiavi di accesso che possono favorire la propria (ri)nascita sociale, di intravedere le direzioni di una propria progettualità di azione e di vita.
Educare in strada significa, nello specifico, educare allo stare in strada, in rapporto con la città, con i suoi limiti e le sue opportunità, con le sue regole, con la sua rete di servizi e di agenzie.
Il lavoro educativo in strada richiede la costruzione e la manutenzione di reti con i soggetti adulti del territorio, per favorire occasioni di incontro tra i ragazzi e le risorse della città, per promuovere la conoscenza e la comprensione che sono alla base del saper vivere con gli altri.

L’educatore dopo aver facilitato l’espressione di sé da parte dei ragazzi si propone con una funzione restitutiva. L’educatore, fabbricando una sorta di specchio esterno, consente al gruppo e ai singoli di confrontarsi con la propria immagine così come può essere percepita dagli altri.
L’educatore agisce anche come facilitatore di relazioni tra gruppo e contesto  provando ad avvicinare il gruppo alle risorse e opportunità presenti sul territorio.
L’educatore è interprete ovvero mediatore tra mondi differenti come quello delle istituzioni e quello dei giovani ed è, quindi, traduttore di messaggi e domande, indicatore di richieste e bisogni.
Non si tratta di fare educativa di strada per togliere i ragazzi dalla strada, per sottrarli ai fattori di rischio che indubbiamente sono presenti, ma di lavorare con loro sul loro modo di stare in strada e sui modi possibili di viverla diversamente affinché ciascuno impari, a poco a poco, a cercarsi una propria strada.
di Anna Bosetti
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