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Come dovrebbero essere gli interventi terapeutici:

Questa pagina è tratta da: Guida pratica al trattamento basato sulla mentalizzazione (riassunto) di Anna Battista.

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Come dovrebbero essere gli interventi terapeutici


Gli interventi terapeutici dovrebbero essere:
- semplici e brevi: più gli interventi sono lunghi e complessi e più si riduce la capacità di mentalizzazione che è strettamente associata al grado di attivazione del sistema di attaccamento ( più si stimola lo stato emotivo del paziente aumentando l’attivazione del sistema di attaccamento e più la sua capacità di mentalizzazione diventa fragile);
- focalizzati sull’affettività piuttosto che sul comportamento e incentrarsi sullo stato mentale soggettivo del paziente piuttosto che su un aspetto specifico dell’attività mentale: il terapeuta deve essere in grado di mettere da parte il comportamento, impegnandosi a mantenere la concentrazione sulla mente del paziente;
- dovrebbero far riferimento a eventi e situazioni interpersonali attuali: il terapeuta deve concentrarsi selettivamente sulle esperienze recenti e lavorare con tutto ciò che è attuale nella mente del paziente, in modo da attribuire un senso di attualità pure ad esperienze di molto tempo prima;
- dovrebbero enfatizzare i contenuti preconsci o consci piuttosto che quelli inconsci;
- concentrarsi sul processo piuttosto che sul contenuto.
Nell’MBT l’obiettivo del terapeuta è imparare qualcosa in più su come una persona sente e pensa; per fare ciò, il terapeuta deve esplorare costantemente lo stato mentale del paziente e al contempo interpretarlo personalmente, allo scopo di stimolare il paziente a comprendere i propri stati mentale e quelli altrui.
Nei pazienti borderline, la motivazione al cambiamento e l’investimento sul trattamento sono piuttosto instabili: il terapeuta deve stare attento ad un eventuale calo della motivazione e in tal caso modificare l’interazione col paziente.
I principi che terranno viva la motivazione sono: rassicurazione, sostegno ed empatia, ascolto riflessivo, non giudicante, astensione dalle critiche e dall’indovinare come il paziente possa sentirsi, porre le domande in maniera positiva, elaborazione degli affetti attraverso un’esplorazione  empatica gli stati emotivi del paziente: stati affettivi intensi interferiscono negativamente con la mentalizzazione, ne conseguono agitazione mentale che sopraffà la sua capacità riflessiva, panico, agiti e moti difensivi.
Quando il terapeuta usa la tecnica del “ferma e stai” il suo obiettivo è quello di ristabilire la mentalizzazione quando essa fallisce e subisce una drastica alterazione: il terapeuta dà l’alt e insiste che il paziente si concentri e rifletti sul momento di rottura.
di Anna Battista

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