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Politiche industriali

Le politiche industriali rappresentano l’intervento pubblico alla fine dei risultati. Le due classiche politiche sono: - POLITICHE PER LA TUTELA DELLA CONCORRENZA : che intervengono dove il mercato funziona male, dove esiste potere di mercato che consente all’impresa di adottare comportamenti considerati dannosi al mercato stesso (intese, abuso di posizione dominante, ecc.). dal 1890 negli Stati Uniti è stata approvata la prima legge, lo Sherman Act, per la tutela della concorrenza. Nel 1990 è stato introdotto in Italia.
- POLITICHE DI REGOLAZIONE: ha assunto rilievo negli anni ’90 in Italia quando sono state privatizzate le imprese a partecipazione statale e si sono aperti alla concorrenza settori che fin’ora erano di monopolio naturale. Aprire un mercato che storicamente era chiuso alla concorrenza non è facile. La regolazione interviene anche in altri casi, come le norme regolamentari per la sicurezza, ambientali, alimentari, sulla sicurezza del lavoro. Il mercato da solo non è in grado di regolarsi, quindi occorre che intervenga il regolatore pubblico.
- POLITICHE REGIONALI: quando un paese deve sostenere le aree represse. Hanno l’obiettivo di ridurre i divari tra le aree economiche del paese. In Italia abbiamo il Mezzogiorno e le aree represse del Centro nord.
- POLITICHE INDUSTRIALI: esempio: sostegno all’esportazione, alle fiere, credito di imposta. Misure che agevolano le imprese nel loro lavoro e che rappresentano un sostegno.
- POLITICHE PER LA COMPETITIVITÀ
Oggi le politiche industriali spesso si configurano come aiuti di Stato. Bisogna quindi fare provvedimenti che non siano percepiti dagli altri paesi come aiuti di Stato, perché se no ci sarebbe la ricorsa degli altri paesi. C’è un poliziotto comunitario che vigila che le politiche non portino alla dissoluzione dei mercati. L’Unione è fatta per mettere le imprese tutte sullo stesso piano. I Governi cercano sempre delle vie di fuga, perché la spinta da parte delle imprese è forte.
di Valentina Minerva
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