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Teorie economiche tradizionali

Teoria economica dei vantaggi comparati (1817)

Basata sull’immobilità del lavoro tra paesi e sulla perfetta mobilità interna, la teoria di Ricardo asserisce che i paesi commerciano tra loro perché il lavoro, unico fattore produttivo considerato, ha diversa produttività tra i vari paesi.
Ricardo dimostra come non contino tanto i vantaggi assoluti di costo, quanto quelli relativi o comparati.
Nel modello ricardiano, ogni paese esporta i beni che produce in modo relativamente efficiente (in termini di produttività del lavoro) e importa i beni nella cui produzione è relativamente inefficiente.

Il modello di Heckscher – Olhin

Negli anni Trenta, la teoria di Ricardo è stata modificata per tenere conto dell’evoluzione industriale e dell’importanza del fattore capitale nella produzione. Per cui fra due beni, ciascun paese tende ad esportare il bene la cui produzione richiede un impiego relativamente più intenso del fattore di cui si ha una dotazione relativamente più abbondante, mentre tende ad importare l’altro bene.
La critica mossa a questo modello risiede nelle ipotesi semplificatrici che ne stanno alla base. Tali modelli tradizionali non corrispondono ad una realtà imperfettamente concorrenziale.

Teoria economica del divario tecnologico

Kravis → i beni esportati ed importati in un paese dipendono dalla loro disponibilità o meno sul mercato interno di quel paese. L’indisponibilità di un bene è dovuta a: carenza di risorse naturali, mutamenti tecnologici, restrizioni normative e differenziazione dei prodotti. La diff. dei prodotti esplicita il ruolo del progresso tecnologico: con l’innovazione di prodotto si possono originare nuovi flussi commerciali, in quanto si manifesta una differenziazione del prodotto a livello di paese (diff. nazionale del prodotto) che può generare una domanda estera, attivata grazie all’effetto di dimostrazione a livello internazionale.

Teoria economica del gap tecnologico di Posner

Posner → Sviluppi dinamici che avvengono all’interno di un settore sotto il profilo del progresso tecnologico. Propone una spiegazione del commercio internazionale fondata su differenze di costo comparato generate dal differente tasso d’innovazione nei settori tra i vari paesi.
I vantaggi economici di una innovazione sono correlati alla durata dell’intervallo temporale durante il quale l’innovatore usufruisce di una posizione monopolistica sui mercati internazionali. La durata di tale posizione è definita dalla differenza tra il tempo necessario alle imprese straniere per imitare i nuovi processi produttivi (imitation lag) e il tempo intercorrente ai consumatori esteri per manifestare la domanda di nuovi prodotti (foreign demand lag).
Critiche → non spiega le ragioni per le quali una specifica innovazione viene sviluppata in un dato paese piuttosto che in un altro. Inoltre, le date di inizio produzione e la durata degli imitations lag si riferiscono solo alla prima impresa produttrice.

Teoria economica della domanda rappresentativa

Linder → nega l’importanza di una diversa dotazione fattoriale ai fini degli scambi internazionali. La varietà dei beni potenzialmente esportabili dipende dalla domanda interna. Linder afferma che le funzioni di produzione non sono tutte identiche in tutti i paesi, ma che le funzioni di prod. dei beni domandati all’interno sono quelle relativamente convenienti. Per ciò, la gamma delle esp. potenziali è inclusa in quella delle importazioni potenziali. Quanto più simile è la struttura della domanda dei due paesi tanto più intenso, potenzialmente, è il commercio tra questi due paesi.
Critiche → il modello non spiega la composizione merceologica dello scambio tra paesi aventi simile domanda interna.

Teoria economica del ciclo di vita internazionale del prodotto

Vernon → i produttori che operano in un determinato paese sono maggiormente consapevoli dell’opportunità di immettere nuovi prodotti nel loro stesso mercato di quanto non lo siano imprenditori operanti in altri contesti.
Tre stadi del ciclo del prodotto:
Ricerca e introduzione dell’innovazione → la capacità dell’imprenditore di ravvisare le opportunità di applicazione delle conoscenze scientifiche sono influenzate dalla facilità di comunicazione coi mercati di sbocco. Per il singolo imprenditore è più facile lanciare prodotti nel mercato in cui opera che non in mercati in cui non è presente.
Sviluppo e maturità del prodotto → inizialmente vi è una forte domanda che consente il raggiungimento di forti economie di scala. Ne consegue una diminuzione delle barriere all’entrata e quindi l’aumento delle imprese concorrenti. Nella maturità si può scegliere di delocalizzare la produzione per diminuire ancor più i costi di produzione.
Standardizzazione e declino del prodotto → il basso costo del lavoro potrebbe costituire l’iniziale attrattiva che spinge l’investimento verso le zone sottosviluppate.
Critiche → Spiegazione dell’origine dei vantaggi comparati limitata ai prodotti manufatti concepiti per consumatori ricchi e per rispondere al bisogno di ridurre il fattore lavoro. Inoltre, analizza solo le innovazioni labour – saving non considerando la possibilità di risparmiare il fattore materia prima.
Tratto da MARKETING INTERNAZIONALE di Valerio Morelli
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