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L’educatore nei centri di aggregazione giovanile

I centri di aggregazione giovanile (CAG) rappresentano un tipo di agenzia educativa che ha ormai una significativa diffusione sui territorio nazionale, nonostante siano stati riconosciuti a livello legislativo solamente dalla Regione Lombardia e più recentemente dalla Regione Marche.
Il contesto in cui ci addentriamo è sinteticamente definibile come un’offerta formativa extrascolastica nell’area dell’aggregazione e del tempo libero, rivolta a adolescenti e preadolescenti.
In questo contesto si insegnano nuovi linguaggi, si stimola la creatività, viene ampliato l’orizzonte di capacità tecniche ed espressive dei ragazzi: stage di teatro, laboratori videofotografici, break-dance, costruzione di eventi musicali, corsi di batteria, tornei sportivi, riparazione di motorini, falegnameria, lavorazione del cuoio... sono da annoverare fra le attività ricorrenti.
Rifacendosi alla parola “aggregazione” contenuta nella denominazione di questi centri, si può intuire il valore formativo che viene attribuito al gruppo dei pari.
Per riflettere sulla specificità delle funzioni educative di un CAG, si potrebbero richiamare diversi approcci teorici come quello della «pedagogia interazionale». In tale prospettiva, che valorizza particolarmente la centralità dell‘incontro e del processo comunicativo, l’esperienza educativa si definisce come «processo di interazione comunicativa e sociale tra gli individui», la cui struttura viene considerata quella del «porsi e del porre delle domande» in una dinamica di elaborazione del senso regolata dal fatto che ci sia «qualcuno disposto a prendersi la responsabilità di insegnare qualcosa e qualcun altro disposto a imparare da lui».
L’educatore partecipa all’ esperienza che è in gioco in un CAG, quella che lui e i ragazzi co-costruiscono attraverso l’interazione reciproca, e lo fa aiutando i ragazzi a elaborarne il significato mentre la stanno vivendo.
L’educatore, nel condividere e co-costruire l’esperienza quotidiana con i ragazzi e nell’interpretarla e rielaborarla costantemente insieme a loro rispecchia e restituisce ai singoli e ai gruppi immagini e ritratti di loro stessi e apre man mano nuove possibilità di stare insieme e di abitare il centro.


di Anna Bosetti
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