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Teorie economiche degli investimenti diretti esteri

Teoria economico – industriale

Hymer → si pone il problema di verificare quando le imprese preferiscono realizzare invest. diretti esteri finalizzati alla produzione in loco, o continuare ad esportare prodotti fabbricati nel paese d’origine.
Hymer assegna all’impresa l’obiettivo di accrescere il proprio potere di mercato in quanto a questo si associa un tasso di redditività del capitale investito maggiore rispetto alla concorrenza. L’incremento della quota di mercato si fonda sulla capacità di erigere e mantenere barriere all’entrata che scoraggino i nuovi concorrenti e che forzino i produttori meno efficienti ad uscire dal mercato.
Quando sul mercato nazionale non è più possibile reinvestire i profitti o non è più conveniente, tali profitti possono essere indirizzati verso mercati esteri al fine di riprodurre lo stesso schema oligopolistico del mercato nazionale.
In questo senso, l’invest. dir. estero può avere luogo solo in presenza di imperfezioni del mercato tali da indurre l’impresa a sostituire la tradizionale via dell’esportazione. In un mercato perfettamente concorrenziale, invece, non vi è spazio per l’invest. diretto estero perché l’impresa potrebbe realizzare attraverso il mercato i profitti associati alla propria condizione di superiorità. In mercati oligopolistici l’invest. dir. estero acquista invece significato.
Critiche → la teoria si limita a presupporre l’esistenza di vantaggi oligopolistici e a studiarne le modalità di sfruttamento.

Teoria economica dell’internalizzazione dei mercati

La teoria dei costi di transazione afferma che gli oneri di una transazione variano a seconda che avvengano tra due entità indipendenti (scambi di mercato) oppure tra due entità sottoposte al medesimo controllo (scambi interni all’impresa).
L’elemento che incide su questi costi è costituito dalle distorsioni dei mercati (market failure) che possono essere strutturali (barriere alla competizione che portano all’oligopolio/monopolio) o naturali (1. no disponibilità piena e reciproca delle informazioni tre le due parti dello scambio 2. presenza di comportamenti opportunistici 3. no certezza sui comportamenti futuri delle parti in causa).
Ove i mercati sono fortemente imperfetti, la realizzazione di una transazione comporta alti costi, per cui l’impresa può ritenere conveniente optare per l’internalizzazione della transazione. In ragione di ciò, un organismo che riunisca sotto di se’ i soggetti interessati allo scambio, può limitare i costi ed i rischi che si avrebbero se questi stessi scambi fossero realizzati fra due soggetti indipendenti.
Quando il processo di internalizzazione dei mercati supera i confini nazionali, si origina l’impresa internazionale.
L’esistenza di inv. Diretti esteri è spiegabile non tanto per la presenza di imperfezioni strutturali e naturali all’interno di un settore, quanto per l’esistenza di fattori che, innalzando i costi di una eventuale transazione fra unità indipendenti, fanno si che l’impresa intenzionata ad espandersi all’estero trovi conveniente istituire una propria controllata.
La “multinazionalizzazione” continua fino a che i benefici dell’internalizzazione sono maggiori rispetto ai costi delle transazioni all’interno dell’organizzazione.
Tuttavia, alla riduzione dei costi di transazione c’e’ da considerare i costi dell’internalizzazione, i quali dovranno ricomprendere maggiori spese organizzative, amministrative e di comunicazione.
Critiche → tale teoria analizza solo il contenimento dei costi di transazione non considerando le modalità con cui le imprese generano vantaggi competitivi.

Teoria economica del “paradigma eclettico”

Tre linee di pensiero in tema di invest. Dir. Estero: teoria dell’economia industriale, teoria dell’internalizzazione e quella della localizzazione.
Un’ impresa intenzionata ad avviare un processo di internazionalizzazione deve essere in grado di soddisfare tre condizioni:
vantaggi competitivi di proprietà che si dividono in: vantaggi generati dal godimento esclusivo di attività materiali o immateriali e vantaggi nei confronti dei concorrenti. i vantaggi esclusivi posseduti devono essere usati al meglio dall’impresa all’interno della propria organizz. deve trovare conveniente l’impiego di tali vantaggi in combinazione con qualche fattore produttivo localizzato nel paese di destinazione dell’investimento.
Affinchè abbia luogo l’invest. Dir. Estero, l’impresa deve disporre di vantaggi competitivi e di internazionalizzazione, mentre il paese ospite deve godere di vantaggi di localizzazione superiori al paese d’origine dell’impresa.

Teoria economica della rivalità oligopolistica

Nei settori caratterizzati da un elevato livello di concentrazione, la decisione di investire all’estero da parte di una impresa indurrà i concorrenti di riferimento ad adottare comportamenti simili, al fine di mantenere le proprie quote di mercato (strategia follow the leader).
Le strategie di espansione di una impresa, determinano delle reazioni da parte della concorrenza che ricercherà misure per fronteggiare il rafforzamento dell’impresa first mover, anche a prescindere da una reale attrattività dei mercati internazionali.
Quindi, la decisione di utilizzare un invest. Diretto estero è il frutto di una reazione strategica agli invest. Esteri realizzati dai concorrenti.

Scuola giapponese

Kojima e Ozawa definiscono il modello statunitense (IDE) come anti-trade oriented, mentre l’IDE giapponese è trade-oriented. Nel modello statunitense, l’IDE è sostitutivo dei flussi di esportazione ed ha luogo maggiormente nei settori più innovativi, nei quali gli USA hanno un vantaggio comparato. Nel modello giapponese, l’IDE tende ad indirizzarsi verso i settori manifatturieri nei quali il vantaggio comparato del paese di origine va declinando.

Limiti delle teorie economiche tradizionali

1. Internazionalizzazione come capitolo della teoria dell’espansione della grande impresa.
2. Mancata attenzione alle problematiche strategiche e organizzative delle imprese che decidono di intraprendere la via dello sviluppo internazionale.
Tratto da MARKETING INTERNAZIONALE di Valerio Morelli
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