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Liquidazione dei kulak: un genocidio

Cinque ragioni dimostrano che quest’azione deve essere definita genocidiaria.
1. l’aggressore bolscevico definisce il gruppo vittima a partire dal proprio schema ideologico e non in funzione di una realtà oggettiva o un principio razionale. La confisca dei beni non copriva nemmeno i costi della deportazione.
2. la definizione di kulak cambia a seconda degli interessi politici del momento come afferma un presidente dei soviet: noi creiamo dei kulak a nostro piacimento. All’aumento della quantità di beni da requisire poteva corrispondere l’aumento dei kulak da depredare.
3. la dekulakizzazione è un’azione violenta unilaterale in cui un gruppo oppresso e disarmato subisce il massimo effetto coercitivo delle direttive imposte da un potere totale.
4. gli orrori della dekulakizzazione non sono né l’espressione di una violenza spontanea di matrice culturale né degli sbandamenti e non riflettono nemmeno l’anarchia di un sistema di potere locale. Derivano essenzialmente dalle direttive del potere centrale impartite alla trojka del distretto. Le più diffuse pratiche coercitive non solo erano autorizzate ma anche insegnate ai quadri delle brigate speciali.
5. anche se non è più uno sfruttatore perché è stato privato del proprio capitale, un kulak resta comunque un kulak, cioè un potenziale pericolo per la società socialista ed è definito come socialmente pericoloso.
6. poiché il potere politico e i suoi attivisti consideravano il kulak essenzialmente dannoso, lo disumanizzarono nei loro discorsi, cosa che rappresenta il necessario preludio all’atto diu eliminazione fisica in tutti i casi specifici di genocidio. C’è la tendenza leninista alla demonizzazione dei kulak.
7. l’ultima caratteristica genocidi aria è la deportazione che lascia alle vittime poche possibilità di sopravvivere almeno durante il primo anno del loro insediamento. Ciò è dovuto al fatto che le operazioni di deportazione si svolgono nell’anarchia e nell’improvvisazione più assolute.

Si può parlare di un genocidio di razza o è più giusto parlare di genocidio di classe?
A differenza degli ebrei i kulak non vengono messi tutti sullo stesso piano ma sono invece suddivisi in 3 categorie: i controrivoluzionari da liquidare subito; i semplici sfruttatori da deportare con le famiglie; e quelli giudicati leali, trasferiti ai margini dei distretti in cui risiedevano. Quindi solo una parte è considerata dannosa per natura e destinata ad essere eliminata. Lo sterminio dei kulak è un mezzo per arrivare a una società socialista collettivizzata.
Viene commesso un genocidio solo quando un gruppo è colpito in ciò che lo definisce necessariamente, perciò il criterio di stabilità del gruppo è essenziale per poter parlare di genocidio mentre è evidente che la dekulakizzazione non rientra affatto in questo caso. È più giusto usare il termine genocidio per riferirsi alla carestia del 1932-33 che imperversò soprattutto in Ucraina.
di Filippo Amelotti
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