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L’educatore e i gruppi nel CAG

Accogliendo i gruppi, il CAG si offre come una sponda di secondo livello, facendo crescere i gruppi stessi che, al suo interno, progressivamente si disfano, si ricompongono, si fondono, si interrogano su di sé: in una parola, cambiano.
La coabitazione con altre e diverse compagnie provoca e promuove l’osservazione reciproca, il confronto e la contaminazione fra le differenti culture relazionali e i diversi gusti e, al contempo, obbliga a mediare fra interessi e linguaggi, a sperimentare il bisogno di darsi delle regole di utilizzo dello spazio per poter stare insieme.
Infine, si possono anche generare nuove aggregazioni a partire da interessi trasversali a più gruppi, o a più soggetti di diverse compagnie.

Gli operatori dei CAG hanno definito questo servizio come un vero e proprio laboratorio di cittadinanza. Le esperienze che i ragazzi fanno all’interno di un CAG (negoziare le regole per la convivenza in un luogo comune, confrontarsi con diverse visioni del mondo, riconoscersi in un luogo affettivamente connotato, vivere attivamente il proprio tempo libero, assumersi responsabilità ecc.), possono di per sé rappresentare un trampolino di lancio per imparare a rappresentarsi che cosa possa significare essere soggetti attivi all’interno anche del proprio contesto di vita più allargato.
In alcuni casi si possono far entrare al suo interno altri soggetti ma, soprattutto, ci si può proiettare all’esterno. In genere, si tratta dell’allestimento di momenti di animazione e di socialità nel cuore del territorio, iniziative che vedono i ragazzi variamente protagonisti di concerti, mostre, feste, cene, dibattiti, esibizioni pubbliche ecc.
Il CAG è nato proprio per facilitare l’incontro tra mondi adulti e mondi giovanili, fra adolescenti e istituzioni, fra giovani e territorio.
di Anna Bosetti
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