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La carestia-genocidio del 1932-33 in Ucraina

Se da una parte è giusto avanzare riserve sul concetto del genocidio di classe applicato alla dekulakizzazione, dall’altra sempre più studiosi sono convinti che il gruppo nazionale ucraino sia stato vittima di un vero e proprio genocidio.
Quando la carestia comincia all’inizio del 1932 la collettivizzazione e la dekulakizzazione sono gia concluse. Sebbene la repubblica sovietica d’Ucraina sia stata colpita da entrambe la grande carestia succede a questa operazione politica, colpisce una popolazione contadina gia collettivizzata al 70% e non può essere considerata né un mezzo per aumentare questa percentuale né una conseguenza malgestita dei disordini causati dalla collettivizzazione. La carestia non è provocata dai cattivi raccolti ma è causata dal fatto che le autorità, indifferenti alle variazioni della produzione mantengono percentuali altissime di requisizione. Questa politica di requisizione comportava il ricorso alla violenza. Il comitato regionale del partito fece intendere ai giovani attivisti e ai komsomol che essi avrebbero dovuto adempiere a quel compito con uno spirito di massima responsabilità nei confronti del partito senza manifestare il minimo segno di marcio liberalismo. Nelle case non viene requisito solo il grano ma ogni tipo di alimento o semente e perfino gli animali domestici. La carestia viene aggravata durante il secondo semestre del 1932 e il governo manifesta l’intenzione di annientare i contadini ucraini. Viene adottata la famosa legge delle spighe che prevede la pena di morte per chiunque attenti alla proprietà dello stato cioè per i colcosiani affamati che rubano il grano non ancora mietuto. Un decreto vieta loro di comprare il pane. Il passaporto interno trasforma in potenziali delinquenti i contadini fuggiti dalle campagne.
Lo stato sovietico esporta enormi quantità di grano a prezzi di dumping. Raggiunto lo scopo voluto le requisizioni sono sospese nell’agosto del 1933.
La carestia è stata creata ad arte nel territorio ucraino per ragioni politiche: quella principale è l’annientamento della nazionalità che vi risiede. Quando scoppia la carestia esiste un popolo ucraino costituito dai contadini nelle campagne mentre nelle città gli ucraini sono in minoranza rispetto agli abitanti russi. In un primo momento si affermava che la collettivizzazione delle fattorie ucraine serviva a distruggere la base sociale del nazionalismo ucraino cioè l’agricoltura contadina individuale. Annientare i contadini,  le loro elites, il loro stile di vita era un modo per condannare a morte la nazione ucraina che stava per diventare uno stato indipendente e che stava acquisendo una certa autonomia politica dopo la rivoluzione del 1917.

di Filippo Amelotti
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