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Fase iniziale e valutazione della mentalizzazione:

Questa pagina è tratta da: Guida pratica al trattamento basato sulla mentalizzazione (riassunto) di Anna Battista.

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Fase iniziale e valutazione della mentalizzazione

Dovrebbe adempiere ai seguenti scopi:
- offrire una mappa delle relazioni interpersonali significative e delle connessioni tra queste e i principali problemi comportamentali: infatti la valutazione della mentalizzazione e la qualità delle relazioni interpersonali sono connesse strettamente;
- valutare in questi scenari la capacità ottimale di mentalizzazione: la valutazione della mentalizzazione dovrebbe avvenire mentre si discute con il paziente delle sue relazioni interpersonali; nonostante le relazioni del passato siano importanti per l’MBT, l’enfasi è posta sulle relazioni significative del presente.
Ogni relazione deve essere definita in base a 4 parametri:
1) la forma della relazione;
2) i processi interpersonali implicati;
3) il cambiamento che il paziente cerca all’interno della relazione;
4) i comportamenti provocati da tali cambiamenti.
Per definire una strategia terapeutica, il valutatore deve giungere ad una conclusione circa la configurazione globale del sistema relazionale che descrive il funzionamento del paziente, distinguiamo così due gruppi di pattern relazionali:
1) individui le cui relazioni sono concepite nei termini di un alto grado di contingenza tra gli stati mentali dell’altro e quelli del Sé; questi individui sono definiti “centralizzati”: la rappresentazione  che queste persone hanno dello stato mentale dell’altro è connessa alla rappresentazione del Sé. Queste persone mostrano rigidità e instabilità: le relazioni oscillano tra, intimità e invischiamento da un lato, e distacco e svalutazione dall’altro; le emozioni sono mutevoli, le persone diventano in un attimo “amici”, “nemici”, “amanti, “traditori!, ecc; la qualità della relazione viene spesso liquidata sommariamente, specie quando il soggetto sente minacciato il proprio nucleo del Sé.
Il pattern centralizzato è associato ad un attaccamento insicuro, con reazioni quali: vischiosità, terrore dell’abbandono, costante controllo della vicinanza del caregiver, ambivalenza e angoscia nelle relazioni intime; non è in grado di mantenere una capacità di mentalizzazione nel contesto delle relazioni di attaccamento: è impossibile una separazione delle menti e questo genera confusione su ciò che è dentro e ciò che è fuori e su cosa appartenga al proprio Sé e cosa all’altro;
2) individui le cui relazioni hanno una scarsa contingenza tra gli stati mentali propri e quelli altrui;
questi individui sono definiti “distribuiti” e mostrano una stabilità labile ed una scarsa flessibilità; la loro organizzazione è improntata al distanziamento: prendono le distanze dagli altri e hanno uno stile di attaccamento distaccato e nessuno può avvicinarsi oltre un certo limite; vi è dunque una chiara separazione tra la propria mente e quella dell’altro; sono destinati all’isolamento e alla solitudine.
Entrambe queste configurazioni contrastano con una rappresentazione relazionale normale in cui le relazioni sono considerate nei termini di un alto grado di contingenza tra gli stati mentali; le rappresentazioni normali mostrano selettività, stabilità nel tempo e flessibilità: queste persone costruiscono una pluralità di relazioni che possono cambiare nel corso del tempo e passare da un’estrema vicinanza ad una notevole distanza, o viceversa, in base alle circostanze o alle scelte, ma senza che ciò influenzi l’importanza della relazione e mantenendo un senso di continuità. Il nucleo del Sé non è mai minacciato. Un pattern normale è correlato con un attaccamento sicuro, si ha una buona capacità di mentalizzazione e una valida capacità di produrre narrazioni coerenti di episodi interpersonali anche piuttosto burrascosi; queste persone sanno di influenzare gli altri e di essere a loro volta condizionati dagli altri.
di Anna Battista

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